Vancouver, fiasco pieno e bicchiere mezzo vuoto

Alessio Nannini
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OLIMPIADE. Dopo la chiusura dei Giochi è tempo di bilanci: piangiamo un medagliere scarno e il mancato ricambio generazionale. In vista di Sochi 2014 il Coni corre ai ripari.

 
Fine dei Giochi. Vancouver ha salutato l’edizione numero ventuno chiudendo come aveva aperto: se nella cerimonia di apertura il braciere olimpico aveva fatto le bizze, causando un gaffe da mondovisione, lo stesso è stato usato dai coreografi nello show di chiusura per ironizzare su uno dei tanti aspetti che in Canada non sono andati per il meglio. Quella canadese non rimarrà nella memoria come una Olimpiade perfetta, iniziata con la morte dello slittinista Nodar Kumaritashvili e proseguita con disastri organizzativi e condizioni atmosferiche inadeguate. Ben altra faccenda Torino 2006, quasi rimpianta dagli atleti, e tutt’altra storia si augura Jacques Rogge, presidente del Cio, per Sochi 2014, che in otto minuti si è presentata al mondo con sfarzo e orgoglio. Ma per riuscire al meglio, come Vancouver ha insegnato, serve altro che non le buone intenzioni. L’Italia torna a casa con il proverbiale bicchiere che è meno che mezzo vuoto.
 
Il bottino azzurro è di un oro, un argento e tre bronzi; ma più che il medagliere, già scarno, a deludere sono state le prestazioni che in tutto e per tutto hanno dato ragione a chi pronosticava per i nostri colori poche soddisfazioni. L’unica è arrivata all’ultimo per merito di Giuliano Razzoli, che ha primeggiato nello slalom speciale dove non arrivavamo dai tempi di Alberto Tomba. A venticinque anni il ragazzo reggiano può guardare al suo futuro con ottimismo, ma per il resto i risultati italiani sono stati desolanti. Nello sci di fondo, una disciplina che ci ha dato spesso da gioire, abbiamo assistito all’addio senza glorie di una generazione di campioni, e l’argento di Piller Cottrer è sembrato un omaggio al congedo.
 
Gli altri veterani azzurri hanno dato il loro massimo, e il vero problema è stato piuttosto che nessun giovane, negli ultimi due anni, è riuscito a fare meglio di loro e a proporsi per l’olimpiade. Malissimo i due nostri atleti di punta, Fabris e Carolina Kostner; il primo apparso stanco e quasi demotivato, la seconda protagonista di uno psicodramma che Gianni Petrucci ha contribuito ad alimentare. Meglio è andato l’altro eroe di Torino, Armin Zoeggeler, forte di un bronzo e ormai sul podio olimpico da cinque edizioni di fila. Le sorprese hanno invece il nome di Arianna Fontana e Alessandro Pittin, nello short track e in combinata nordica, bravi nel portare una medaglia che l’Italia mai aveva ottenuto nelle due discipline. Ma sono bagliori in un buio che non rischiarerà, perché alle spalle degli azzurri non c’è una vera e propria pianificazione.
 
Cosa che al contrario hanno fatto i padroni di casa del Canada, che hanno cercato e trovato a Vancouver il rilancio raddoppiando il numero di ori vinti. Ora il Coni avrà il suo bel daffare per correre ai ripari in vista dell’appuntamento di Sochi fra quattro anni, alle pendici del Caucaso. Il presidente Petrucci ha promesso cambiamenti radicali, a partire dalla preparazione. Per l’inedita edizione russa verrà costituita un’apposita commissione con il compito di verificare annualmente i progressi degli atleti della singole federazioni. L’insuccesso azzurro ha dunque smosso le coscienze degli alti vertici. Vedremo con quali risultati.
 

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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