Venezia e il problema inceneritori
ANALISI. Tra gli anni 1972-1986 nella provincia vi è stato un massiccio massiccio inquinamento da sostanze diossino-simili rilasciate dai molti inceneritori presenti.
Studi pubblicati recentemente dal Comune di Venezia relativamente al rischio sarcoma in Veneto (Quaderno della salute n.4/2010) hanno messo in luce come la nostra regione presenti una incidenza media di queste malattie più alta di quella nazionale sia nei maschi che nelle femmine. All’interno della regione, inoltre, sono emerse delle differenze piuttosto significative nella incidenza di alcune forme tumorali più frequenti in alcune zone della regione, in particolare lungo la riviera del Brenta e, in misura meno marcata, nel territorio di Venezia centro storico e terraferma.
Va sottolineato che negli anni passati, soprattutto tra gli anni 1972-1986, la provincia di Venezia ha subito un massiccio inquinamento atmosferico da sostanze diossino-simili rilasciate dai molti inceneritori presenti sul territorio. Nella zona di Porto Marghera sono stati installati i primi inceneritori industriali in Italia e nel 1960 ne erano attivi due. Anche per quanto gli inceneritori di rifiuti solidi urbani (RSU) la Regione Veneto è stata la prima a deciderne la costruzione a partire dal 1962. Negli anni successivi poi il loro numero è andato progressivamente aumentando ed è arrivato a ben 33 impianti attivi nella sola provincia di Venezia. Gli inceneritori sono tra i principali responsabili dell’emissione in atmosfera di diossine, ma emettono anche polveri, ossidi di azoto e di zolfo, acido cloridrico e metalli.
Lo studio ha evidenziato come esista una elevata correlazione tra l’ubicazione di queste sorgenti inquinanti e, considerando la direzione prevalente dei venti, le aree di ricaduta degli stessi (Dolo, Stra, Vigonovo eFiesso d’Artico). Deve far riflettere il fatto che le aree di ricaduta si collochino anche a grandi distanze dai camini degli inceneritori medesimi, conseguenza peraltro assolutamente logica dal momento che le emissioni in quota risentono di condizioni meteorologiche diverse da quelle al suolo e possono quindi venire trasportate a grandi distanze prima di ricadere al terra. Tra gli impianti principali oggi attivi in provincia di Venezia troviamo tre forni crematori cimiteriali, un inceneritore di Rsu a Fusina e tre inceneritori a Porto Marghera a servizio delle produzioni interne del Petrolchimico o di altri petrolchimici nazionali.
Le indagini epidemiologiche e i dati sperimentali sulle emissioni in atmosfera dimostrano in modo inequivocabile che lo smaltimento di rifiuti debba necessariamente seguire percorsi alternativi a quelli dell’incenerimento, dal momento che questo si rende responsabile della dispersione in atmosfera di cancerogeni, che oltre a colpire un elevato numero di cellule bersaglio, sono in grado di bio accumulare. Nel territorio del Comune di Venezia, invece, la Giunta Regionale del Veneto sta cercando di portare avanti, tra numerose proteste delle associazioni ambientaliste e dei cittadini a cui si aggiunge il parere contrario espresso dal Comune di Venezia, il potenziamento dell’inceneritore SG31 a Porto Marghera in modo tale da consentirgli di bruciare anche rifiuti speciali e tossico nocivi provenienti da tutta Italia. Una posizione paradossale alla luce delle conseguenze che questi tipi di impianti hanno dimostrato di avere.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






