Vince l’infotainment
BOLOGNA. Grandi emozioni per lo spettacolo. Ma le vere protagoniste sono le lavoratrici dell’Omsa e dell’Ispra. Ma una domanda resta per tutti: che fine ha fatto la politica, quella che fa sognare?
Forse non sarà stata una rivoluzione, come dicono alcuni, e magari c’è troppa retorica intorno all’evento Raiperunanotte di giovedì sera a Bologna, ma di sicuro, per chi era lì, è stata una giornata particolare. Iniziata nel pomeriggio, con gli ingorghi intorno al Paladozza e finita a tarda sera, con Marco Travaglio, Gad Lerner e le altre star di questo originale happening televisivo a fuggire dal retro del Palazzetto, seguiti da codazzi di fan adoranti in stile Mick Jagger e fermati a ogni passo da cittadini entusiasti e ansiosi di complimentarsi.
Ci sono il segretario della Fnsi, Roberto Natale e Morgan, poi contestato da una parte del pubblico, che per problemi di corde vocali sono giù di voce. C’è Zoro-Diego Bianchi che fa notare come esista una “zona vip” e camerini, manco fosse Broadway, con scritto sulla porta Teresa De Sio o Antonello Venditti, e poi ci sono le storie dignitose delle operaie della Omsa di Faenza, che sta chiudendo “nonostante la crisi da noi non ci sia” perché il padrone, che rifiuta gli aiuti dello Stato, sta delocalizzando la fabbrica in Serbia.
Sono arrabbiate e vengono “interrogate” dai curatori del programma nella stanza del buffet, tra piadine al salame, pezzi di parmigiano e patatine. Stesso destino per Michela Mannozzi dell’Ispra, la ricercatrice precaria rimasta due mesi sul tetto, che commuoverà molti con un invito alla rivolta civile, sentito e partecipato fino all’ultima parola. E fuori dal Paladozza una marea, a Piazza Navona altre migliaia, in giro per l’Italia milioni, davanti ai pc, alle tv, nelle piazze in stile “Lascia e raddoppia” anni ‘50, per una nuova aggregazione. Tutti insieme, a vedere uno spettacolo.
Uno spettacolo davvero notevole, con satira di alto livello, informazione che non passa in tv (le intercettazioni tra Berlusconi, Masi e Innocenzi dell’Agcom recitate da attori), musica più o meno godibile, e alcuni spezzoni da fuoriclasse. In particolare, il video di Benigni che insieme a Sandro Ruotolo “occupa” una piazza di Roma, e sopratutto il monologo di Daniele Luttazzi, osceno e tremendo nella sua precisione clinica del parallelo tra le fasi del sesso anale e quelle del rapporto tra il premier e l’italiano medio.
Il pubblico del Paladozza ride molto, applaude, si entusiasma, delira, arriva alla standing ovation (proprio per Luttazzi) e si commuove per le vittime della crisi. Manca solo la politica. Manca in tutti i sensi, non per l’assenza dei leader di partito, eppure l’impressione è che Raiperunanotte sia considerata una risposta politica; ma non è così, non può esserlo.
E' infotainment di altissimo livello, ma non politica, e chissà se almeno una parte di questo pubblico si accorge che servirebbe un equivalente politico delle sensazioni forti vissute nella serata bolognese, perché le cose più concrete, le uniche che escono dal circuito media-politica-intercettazioni le dicono Michela dell’Ispra e Francesca dell’Omsa, con quest’ultima che dietro le quinte parla anche dei drammi della globalizzazione quando dice «tanto tra dieci anni converrà delocalizzare ancora, e a quel punto anche le operaie serbe saranno mandate a casa».
Affrontare riflessioni su questo non spetta né a Santoro né a Luttazzi. Ma chi lo fa oggi in Italia? Non è che il delirio per comici, giornalisti e cantanti d’opposizione deriva anche dall’assenza di una rappresentanza politica reale e adeguata? A fine serata, Zoro ricorda che le scene stile rockstar sono capitate anche a lui, e che ci si sente “inadeguati” a essere tirati da una parte all’altra e sentirsi urlare “grazie” per aver fatto il proprio lavoro. Fenomeni già visti, negli ultimi decenni, con Paolo Rossi, la Gialappa’s, Sabina Guzzanti e altri. Tutta gente che non ha nessuna voglia di fare politica.
Allora, a questo punto bisogna scegliere: o si abbandona completamente la politica alla “società della spettacolo” descritta da Debord, e alle prossime elezioni si candida Roberto Benigni a premier. Oppure qualcuno ricomincia a fare politica. E in fretta anche, visto che milioni di giovani e cittadini sembrano averne un grande bisogno.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







