«Prevenire il rischio»

Rossana De Rossi

SUOLO. Se la situazione del territorio italiano «dal punto di vista naturale è svantaggiosa», per il segretario del centro europeo di servizi geologici Eurogeosurveyes, Luca Demicheli, l’antidoto si chiama monitoraggio.

Oggi è la giornata della Terra e, se possibile, diventa ancora di maggiore attualità il dibattito su suolo e sottosuolo, non solo italiani ma di tutto il continente europeo. Per una visione globale la persona adatta è sicuramente Luca Demicheli, geologo genovese che ricopre la carica di segretario di Eurogeosurveys, organizzazione con sede a Bruxelles che raggruppa i servizi geologici europei mettendo insieme 22mila scienziati per fornire all’Unione una consulenza indipendente sulle politiche in materia di energia, nucleare, estrazione di gas. 

 
L’Italia è un Paese tutto a rischio dissesto. Come possiamo migliorare la situazione? 
La situazione, da un punto di vista naturale, è svantaggiosa: per questo è il Paese europeo con il maggior numero di fenomeni di origine idrogeologica e geologica. I primi sono per lo più alluvioni e frane di scivolamento dovute al fatto che il suolo si impregna d’acqua e crolla, mentre tra i fenomeni geologici ci sono quelli vulcanici, terremoti e maremoti, la contaminazione di terreni e delle acque. L’Italia ha tutti questi problemi insieme, quindi corre rischi inevitabili: non lo si può impedire, si può soltanto fare più monitoraggio e prevenzione. 
 
Questi problemi però sono spesso affrontati come emergenze. è una caratteristica esclusivamente italiana? 
Si fa emergenza un po’ ovunque, è una scelta politica. Gli uomini di governo sono più interessati al breve termine, quindi sottovalutano l’idea di investire adesso per evitare rischi poi. Nei paesi più moderni questo succede meno, ma non si può dire che l’Italia faccia parte di questa categoria. Il Servizio geologico italiano, che è un dipartimento dell’Ispra, è all’avanguardia nel censimento delle frane e collabora con la Protezione civile, ma è composto da poche decine di persone mentre l’organizzazione per le emergenze ne ha migliaia. La proporzione andrebbe dunque riequilibrata, il Servizio geologico deve arrivare in maniera capillare sul territorio, servono persone e poteri più ampi. I geologi devono poter andare dall’amministratore locale, che non è in grado di capire il rischio, e dirgli che deve evacuare una zona o impedire che vi si costruisca, pena sanzioni.
 
Abbiamo il Servizio geologico più piccolo e la protezione civile più grande d’Europa. La Finlandia, che non è a rischio, in proporzione ha un servizio 33 volte più grande. Così l’Italia rinuncia al controllo delle materie prime, dal petrolio ai minerali. 
 
Le istituzioni francesi ricevono commesse da Paesi stranieri per cercare materie prime, e lo fanno senza sfruttare impropriamente la popolazione e le risorse locali. In Italia questi aspetti sono affidati a società come Eni o Agip, che non possono certo avere l’imparzialità di un ente pubblico. è una rinuncia grave dal punto di vista sociale, etico ed economico, e penso sia assurdo che i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico non abbiano una task force che gestisca studi indipendenti, affidati invece a privati. In questo modo non si tutela il cittadino né gli interessi del Paese.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31