Albano, assedio alla discarica

Ylenia Sina
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PROTESTA. Il coordinamento contro l’inceneritore torna in piazza il 23 aprile per difendere la salute dei cittadini e il territorio.

Continua la mobilitazione del coordinamento contro l’inceneritore di Albano. Dopo la manifestazione del 6 marzo in piazza Santi Apostoli a Roma alla quale hanno partecipato uniti i movimenti contro le nocività del Lazio, venerdì 23 aprile, con appuntamento alle ore 9, il comitato cittadino ha organizzato un presidio davanti ai cancelli della discarica di Roncigliano in via Ardeatina, dove dovrebbe sorgere l’impianto di incenerimentoi rifiuti, per chiedere la chiusura della discarica.
 
«Negli ultimi mesi - spiegano dal Coordinamento - abbiamo continuato a effettuare una serie di sopralluoghi nella zona adiacente la discarica di Roncigliano e abbiamo notato che sono stati, a nostro avviso illegalmente, innalzati di diversi metri gli argini del quarto, del quinto e del sesto invaso, per permettere un ulteriore smaltimento dei rifiuti visto che non è rimasto altro spazio disponibile. Azione che, oltre a costituire un reato penale, rischia di sprigionare gas inquinanti altamente dannosi alla salute». La mobilitazione continua però anche sul piano legale.
 
Non bisogna, infatti, dimenticare i tre ricorsi al Tribunale amministrativo del del Lazio che, nell’udienza del 24 marzo scorso, ha deciso però di non entrare nel merito delle questioni sollevate dal coordinamento pronunciandosi per un accorpamento dei tre ricorsi e rinviando, con data ancora da definirsi, la decisione finale. «Una decisione positiva - commentano i No Inc - perchè così si potranno discutere in maniera univoca tutti gli aspetti legali, quelli tecnico-scientifici e igienico-sanitari che riteniamo rappresentino le principali forzature di illegalità che hanno portato all’approvazione dell’inceneritore di Albano Laziale».
 
Ancora in gioco anche i fronti aperti presso la Corte dei Conti e presso il tribunale di Velletri, che in seguito a un presidio del 25 marzo scorso, ha ricevuto due rappresentati del coordinamento che hanno potuto constatare che le carte presentate non sono andate perse.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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