Amianto a piede libero
DOSSIER. Il giorno dopo la storica condanna inflitta a Fincantieri e alla vigilia della quinta Giornata mondiale dedicata alle vittime della fibra killer, Legambiente rinnova il suo allarme e denuncia i ritardi delle Regioni.
La condanna inflitta ai vertici di Fincantieri per omicidio colposo plurimo e lesioni a danno degli operai uccisi dalle inalazione di amianto è stata definita da Legambiente come una «sentenza storica» che potrebbe «servire per invertire una tendenza che vede il nostro Paese ai primi posti, tra quelli occidentali, per numero di morti sul lavoro». A conforto della gravità di questo allarme, altissimo e di portata nazionale, l’associazione ambientalista ha ieri diffuso un dossier che mette in luce lo stato dell’arte sulla fibra killer in Italia, alla vigilia della quinta Giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto, che cade proprio oggi.
Le stime del Cnr e dell’Ispesl parlano di 32 milioni di tonnellate su tutto il territorio, prendendo in considerazione però solamente le onduline di cemento-amianto, mentre ammontano a 9mila i malati di mesotelioma pleurico in dieci anni di monitoraggio, con una esposizione che nel 70 per cento dei casi è avvenuta sul luogo di lavoro. Questi i dati più sconcertanti (a quasi vent’anni dalla legge 257/92 che mise al bando la fibra in Italia) raccolti nello studio di Legambiente, il cui proposito è ben evidente dal titolo: “I ritardi dei Piani regionali per la bonifica dell’amianto”. Il panorama dello Stivale è desolante: «solo 13 Regioni (alle quali era stato dato compito di stabilire entro 180 giorni un programma dettagliato per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materia li contaminati) hanno approvato un Piano regionale amianto.
Due (Puglia e Molise) non l’hanno ancora fatto, mentre in Abruzzo è in corso di approvazione. Di altre tre regioni (Calabria, Marche e Veneto) e della provincia autonoma di Bolzano non si ha notizia. E anche laddove il piano esiste, le azioni non arrivano». L’evidenza più inquietante è l’immobilismo del Governo di fronte a queste inadempienze, insieme all’effettiva mancanza di una corretta informazione al riguardo e all’assenza di un investimento continuo di risorse pubbliche per smaltimento, risanamento e analisi epidemiologiche sui cittadini a rischio.
Affinché, a livello nazionale e locale, cambi l’approccio delle istituzioni e dei privati nella lotta all’amianto, Legambiente ha rilanciato la campagna di informazione “Liberi dall’amianto”, realizzata in collaborazione con l’associazione italiana Medici per l’ambiente, rivolta a cittadini, lavoratori e medici, per rendere noti i rischi sanitari derivanti dall’esposizione alla pericolosa fibra, fornire gli strumenti per difendersi e agire in prima persona per combatterla. Congiuntamente, l’associazione ha messo sul tavolo un’innovativa eco-proposta: il progetto “Provincia eternit free”, che promuovere la sostituzione dei tetti in cemento-amianto dei capannoni industriali o agricoli con impianti fotovoltaici, beneficiando degli speciali incentivi statali, in scadenza nel dicembre 2010.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







