Appalti e corruzione
PROTEZIONE CIVILE. Sui nuovi arresti dell’inchiesta Grandi eventi negati dal gip di Perugia ora deciderà il Riesame. Così è caduto il segreto istruttorio sull’acquisto delle case di Scajola e del generale Pittorru.
Le inchieste sugli appalti della Protezione civile, proseguono senza sosta. La “cricca” si allarga sempre di più e compaiono nuovi nomi. Nei giorni scorsi le indiscrezioni sull’acquisto di case da parte del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola e del generale della Guardia di finanza Francesco Pittorru in servizio all’Aisi, il servizio segreto civile. Immobili che sarebbero stati comprati con soldi riconducibili a Diego Anemone, l’imprenditore tuttora in carcere che aveva ottenuto una grande fetta degli appalti gestiti dalla Protezione civile, attraverso il suo architetto e progettista Angelo Zampolini. Mercoledì il ministro Scajola aveva respinto le accuse dichiarando di essere «assolutamente amareggiato e disgustato che il segreto istruttorio finisca sui giornali».
Ma il percorso di quel denaro non è più una semplice indiscrezione. La Finanza ha individuato centinaia di assegni circolari riconducibili a Zampolini, circostanza da lui stesso confermata durante l’interrogatorio ai pubblici ministeri di Perugia. Dopo il no del giudice per le indagini preliminari che ha negato le tre nuove richieste di arresto firmate dai pubblici ministeri della città umbra a carico dell’ex commissario per i mondiali di nuoto a Roma Claudio Rinaldi, del commercialista Stefano Gazzani e dello stesso Angelo Zampolini quell’ordinanza ora è al Riesame, non più coperta dal segreto. Agli atti ci sono le testimonianze dei proprietari delle abitazioni che sostengono di avere ricevuto, come parziale saldo della vendita, gli assegni circolari di Zampolini. Tanto che i pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi hanno chiesto il suo arresto e quello di Rinaldi e Gazzani per «associazione a delinquere finalizzata a commettere un numero indeterminato di episodi di corruzione, abuso di ufficio e riciclaggio», gli stessi reati addebitati a Diego Anemone, Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro della Giovampaola, in carcere dal febbraio scorso.
Ma il gip Paolo Micheli li ha respinti, dichiarandosi incompetente a firmarli. Il prossimo 11 maggio deciderà il Riesame. L’arresto di Rinaldi è stato chiesto perché il funzionario pubblico avrebbe ricevuto soldi su un conto di San Marino. Secondo l’accusa in cambio dell’autorizzazione rilasciata per i mondiali, assieme allo stesso Angelo Balducci, per ampliare il Salaria Sport Village di Roma (tuttora sotto sequestro), di proprietà del gruppo Anemone e del figlio del funzionario, Filippo Balducci, «abusando dei poteri connessi alla loro carica, in violazione della legge che gli stessi poteri prevedeva e a favore della società che ne traeva un indebito risparmio quantificato in nove milioni di euro. Atto in relazione al quale ricevevano dalla parte privata la corresponsione di denaro per una somma allo stato non determinata che veniva girata in conti esteri intestati ai pubblici ufficiali », scrivono i pm.
Per un filone di inchiesta parallelo sui presunti abusi edilizi per la realizzazione di una quindicina di impianti sportivi per i mondiali di nuoto, la procura di Roma ha chiesto lo scorso 26 aprile il rinvio a giudizio di 33 persone. Sul fronte delle case di Scajola e del generale Pittorru, finite nell’inchiesta di Perugia, il primo immobile venne acquistato il 6 luglio 2004, giorno in cui «Zampolini versa 900 mila euro in contanti su un conto dell’agenzia 582 della Deutsche Bank di Roma». In questo modo, continuano i pm, «ottiene l’emissione di 80 assegni circolari all’or dine di Barbara e Beatrice Papa per valuta corrispondente, per l’acquisto nell’interesse di Claudio Scajola di un immobile intestato al suddetto». Secondo la Guardia di finanza la casa sarebbe costata circa 1,5 milioni di euro e la somma gestita dall’architetto sarebbe stata versata «in nero» così da «ostacolare l’identificazione della loro provenienza da delitti contro la pubblica amministrazione ».
L’indagine mira adesso a verificare per quale motivo Anemone abbia deciso di comprare un lussuoso appartamento a Scajola, all’epoca ministro dell’Attuazione del programma e prima ancora dell’Interno. L’architetto e progettista dell’imprenditore Diego Anemone aveva già utilizzato questo sistema qualche mese prima: il 2 aprile 2004 Zampolini aveva «versato 285mila euro in contanti presso la stesso istituto di credito e ottenuto l’emissione di 29 assegni circolari all’ordine di Monica Urbani per valuta corrispondente, per l’acquisto nell’interesse di Francesco Pittorru da destinare a Claudia Pittorru, figlia del suddetto». In cambio, spiegano i pm di Perugia, di informazioni aggiornate sullo sviluppo delle inchieste avviate sulla “cricca”. Anche nel 2006 (l’8 giugno), Zampolini «versa 520 mila euro sul conto corrente e ottiene assegni circolari all’ordine di Rosa e Daniela Arcangeletti, Rosa Anna e Nello Ruspicioni per l’acquisto di un immobile intestato allo stesso Pittorru e alla moglie Anna Maria Zisi».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







