C’è del rock in Medio Oriente

Diego Carmignani
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HOVERLOOKHOTEL. Suonare sotto le bombe, un’impresa eroica che piace al cinema. L’epopea del gruppo cult iracheno Acrassicauda raccontata nel documentario "Heavy metal in Baghdad".

La prossima settimana arriva sui nostri schermi I gatti persiani, film denuncia dell’iraniano Barmna Ghodabi su una giovane rock band che si ribella al regime pur di realizzare il proprio sogno: suonare in Europa. Girata senza autorizzazione in mezzo a tanti rischi (il regista ha dovuto poi autoesiliarsi), la pellicola è coraggiosa testimonianza della resistenza viscerale che viene attuata dalle nuove generazioni costrette a vivere in Paesi privi di libertà e affascinate da stili di vita e industria culturale occidentali.
 
L’infatuazione per un nemico (generalmente quello a stelle e strisce), che ha in tutto e per tutto il fascino del diavolo.  Specie per ragazzi che alla sopravvivenza e alla fiducia nel futuro in casa preferiscono le vibrazioni disperate della musica straniera, magari proprio quella che inneggia al demonio. è il caso degli iracheni Acrassicauda (il nome dello scorpione più velenoso), giunti all’onore delle cronache grazie a un gioiello della cinematografia indipendente americana: Heavy metal in Baghdad, arrivato recentemente anche sugli scaffali italiani grazie al libro + dvd edito dalla casa editrice Isbn.
 
Il film, prodotto dal regista di culto Spike Jonze, racconta del viaggio nell’Iraq post Saddam compiuto da due reporter della testata newyorchese Vice alla ricerca di Faisal, Firas, Tony e Marwan, vale a dire i quattro membri della formazione. Attraverso le immagini, messe insieme in situazioni di assoluto pericolo, tra le trappole della “zona verde”, cecchini appostati, macerie e guardie del corpo, conosciamo la passione assoluta degli Acrassicauda per il metallo pesante e per l’headbanging, uniche ragioni che li abbiano tenuti a galla durante il conflitto, rifugiati nella rabberciata sala prove (poi rasa al suolo dai missili) o sul palco in uno dei pochi ma affollati concerti che sono riusciti a tenere in patria.
 
In comune, la tristezza per la sorte del Paese che amano, la rassegnazione al fato e il desiderio di “spaccare” come i Metallica o gli Iron Maiden. Le riprese si fermano al 2006, con i magnifici quattro rifugiati in Siria, lontani dalle loro famiglie e costretti a una situazione di totale indigenza. Ma la loro storia, già leggenda, è ora diventata ufficialmente favola.
 
Gli Acrassicauda hanno ottenuto lo status di rifugiati politici nel 2008, sono volati a Brooklyn grazie all’aiuto di Vice Magazine, si sono fatti crescere i capelli, hanno potuto incontrare il loro idolo James Hatfield e un mese fa è uscito il loro primo disco, prodotto da Alex Skolnick, dei Testament. E il titolo la dice lunga sull’ispirazione: Only the dead see the end of the war.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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