Caccia, Pdl e contrabbando
POLEMICHE. Nel contenzioso aperto con la Commissione europea ci sono ben undici aspetti che vengono contestati alla normativa italiana.
Giovedì la Commissione per le politiche dell’Unione europea della Camera ha licenziato la cosiddetta Legge Comunitaria, ovvero quel provvedimento volto ad adempiere agli obblighi dell’Italia derivanti da atti dell’Ue e da procedure di infrazione aperte. Non è un dettaglio di second’ordine. Il governo e la maggioranza hanno al contrario strumentalizzato la Legge Comunitaria per contrabbandare – dico cosi perché lo stratagemma ricorda proprio il contrabbando – un provvedimento che non corrisponde ad alcun obbligo europeo e che non era tra i punti su cui l’Europa ci chiedeva di intervenire: il calendario venatorio. Il provvedimento di contrabbando – o di frodo, per rimanere in tema – prevede che la stagione potrà essere più lunga e che a decidere arbitrariamente saranno le regioni, senza alcun vincolo né limite posticipando, in taluni casi e per talune specie, la chiusura della stagione.
La posizione del Pd è chiara e, mi permetto di dire, equilibrata. Prima di proporvela, vorrei insistere ulteriormente sulle ragioni che hanno portato la maggioranza a prendere in ostaggio la Legge Comunitaria. Nel contenzioso aperto con la Commissione europea ci sono ben undici aspetti che vengono contestati alla normativa italiana. è evidente quindi la necessità di una valutazione complessiva della legislazione italiana in materia, che non si può fare a spizzichi e bocconi saltando di anno in anno da una Legge Comunitaria all’altra, ma che necessita di una nuova legge ad hoc.
Paradosso nel paradosso all’Italia viene contestato praticamente tutto tranne proprio il calendario venatorio, ed è proprio su questo invece che la maggioranza interviene in modo abusivo. Oltre a dimostrare scarso rispetto per gli obblighi comunitari la maggioranza, profondamente divisa anzi letteralmente a pezzi, sulla caccia si è alla fine attestata sulle posizioni più estreme di alcuni gruppi di interesse. Nonostante tutti i sondaggi dicano che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica vuole norme più certe e meno arbitrarie, le modifiche imposte dalla maggioranza nascondono questo grande desiderio di compiacimento.
Di quello che dovrebbe essere l’interesse generale dei cittadini e di un processo di armonizzazione di interessi divergenti, neanche l’ombra. Veniamo, dunque, alla posizione del Partito democratico. Abbiamo assunto in Commissione una posizione compatta, perché abbiamo dell’attività venatoria un’idea condivisa e fondata sul concetto di equilibrio tra le diverse posizioni. La fauna è patrimonio indisponibile del nostro paese, è un bene che merita tutela anche a vantaggio di chi non va a caccia.
L’equilibrio raggiunto in precedenza era sotto questo punto di vista molto buono. Averlo alterato, in questo modo poi, sottobanco, per concedere un paio di settimane in più al calendario venatorio, riapre una di quelle guerre di religione di cui non c’era nessun bisogno, e che nel lungo periodo finirà per rivelarsi controproducente proprio per quei gruppi di interesse che la maggioranza voleva compiacere.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






