Caso Emergency, indagini in corso
AFGHANISTAN. Dopo le accuse, una parziale smentita.
Dopo le accuse, una parziale smentita. Il portavoce del governatore di Helmand, Daud Hamadi, ha affermato di esser stato citato in modo sbagliato dal Times, che ha riportato alcuni virgolettati in cui l’uomo dava notizia della confessione dei tre operatori italiani di Emergency in merito alla loro presunta partecipazione a un complotto pro talebani teso a uccidere il governatore Goulab Mangal.
«Il Times di Londra ha riportato le mie parole in modo non corretto, soprattutto il riferimento a un legame fra gli italiani e Al Qaeda, e oggi ha chiesto scusa», ha precisato ieri il rappresentate delle autorità locali. «Tutto quello che ho da dire è quello che ho dichiarato il primo giorno e non aggiungo altro perché le indagini sono ancora in corso».
Il portavoce ha sottolineato di aver parlato solo della collaborazione alle indagine stesse da parte di uno degli arrestati, Marco Garatti. Jerome Starkey, il giornalista del quotidiano inglese che ha scritto l’articolo in questione, ha tuttavia confermato il virgolettato che ha riportato, aggiungendo di aver addirittura richiamato il portavoce per farselo confermare.
Tra le tante incertezze, l’unico punto fermo è che l’accusa ai tre italiani e agli altri sei arrestati afgani è ancora in piedi. Matteo Dell’Aira, infermiere e coordinatore medico, il chirurgo d’urgenza Marco Garatti e il tecnico della logistica Matteo Pagani sono in stato di fermo in una struttura dei servizi di sicurezza afgani.
L’ambasciatore italiano a Kabul, Claudio Glaentzer, li ha incontrati e li ha trovati «in buone condizioni».
Le autorità del Paese asiatico hanno si sono limitate a dichiarare di non potersi pronunciare in alcun modo sulla questione perché le ricerche di prove e indizi da parte degli inquirenti sono in corso. Emergency ha pubblicato sul suo sito un appello per ricordare la completa neutralità dell’Ong. Inoltre ha organizzato per sabato 17 aprile una manifestazione nazionale per chiedere la liberazione dei tre operatori umanitari.
L’appuntamento è a Roma alle 15 a piazza Navona.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






