Cemento “disarmato”

Alessandro De Pascale
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INCHIESTE. Nuovi arresti per l’indagine sulla Calcestruzzi spa. Le manette sono scattate ieri per boss della mafia siciliana, manager e imprenditori del settore edile. Sette aziende da 5,5 milioni di euro sotto sequestro.

Cemento che puzza di mafia. Opere pubbliche «a rischio crollo» perché costruite - secondo l’accusa con del calcestruzzo che conteneva minori quantitativi di cemento rispetto a quanto previsto nei capitolati degli appalti, e quindi non idonei. All’alba di ieri in una vasta operazione che ha interessato Sicilia, Lombardia, Lazio e Abruzzo denominata “doppio colpo” le forze dell’ordine hanno arrestato 14 persone: i vertici di Cosa nostra siciliana e quelli della Calcestruzzi spa di Bergamo. Quest’ultima, assieme alla Italcementi spa, fa capo alla famiglia Pesenti ma da più di due anni è in amministrazione giudiziaria. Perché ai suoi dirigenti sono contestati i reati di associazione per delinquere e frode in pubbliche forniture.
 
Secondo la procura di Caltanissetta e del procuratore Sergio Lari, titolare dell’inchiesta, la Calcestruzzi spa, «allungando» il cemento, creava fondi neri da destinare alle varie articolazioni territoriali di Cosa nostra. Le indagini hanno consentito di accertare che esponenti di spicco delle cosche nissena e catanese imponevano la fornitura del calcestruzzo prodotto dalla Calcestruzzi alle imprese aggiudicatarie di appalti pubblici o privati. Così la Calcestruzzi spa aveva assunto il monopolio nella fornitura di calcestruzzo in Sicilia. Con l’appoggio della mafia, ovviamente, che imponeva sul territorio le forniture da parte della spa bergamasca, in cambio di una parte dei maggiori profitti realizzati in maniera illecita: frodando i clienti con il cemento “disarmato” e sovrafatturando forniture e trasporto degli inerti.
 
La mafia avrebbe anche garantito alla Calcestruzzi una posizione dominante in tutta la Sicilia così da favorirne l’ulteriore espansione. Su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta è scattato il sequestro preventivo di sette aziende siciliane dedite al movimento terra che lavoravano con la Calcestruzzi. Sono la David Santo e Gandolfo snc di Polizzi Generosa (Pa), la Telg srl di Riesi (Cl), la Fo.Tra. srl di Gela, la Arnone Vincenzo srl di Mussomeli (Cl) e le imprese individuali Lo Cicero Francesco di Campobello di Licata (Ag), la Ricotta Maria Pia di Caltanissetta e l’Incognito Antonio di Bronte (Ct).
 
Manager e dirigenti di queste sette aziende sono finiti in manette assieme ai mafiosi Giuseppe “Piddù” Madonia boss del “Vallone” legato a Bernardo Provenzano, già detenuto in regime di 41 bis, il boss Francesco La Rocca e Giuseppe Giovanni Laurino, ritenuto esponente di spicco del clan Cammarata di Riesi. I beni sequestrati valgono almeno 5,5 milioni di euro. Ai domiciliari sono finiti anche gli imprenditori Salvatore Rizza, Santo David e Gandolfo David, l’amministratore del sistema informatico della Calcestruzzi spa Gianni Cavallini, il responsabile del controllo gestione della stessa società Carlo Angelo Bossi, il consulente esterno dell’Italcementi Giancarlo Bianchi e due ex dipendenti: Mario De Luca e Nunzio Anello.

Commenti

il cemento e il nucleare

Con queste ditte e con questo cemento costruiranno le centrali nucleari italiane... c'è da mettersi a urlare!

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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