Dietro il velo del miracolo aquilano

Ylenia Sina
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INIZIATIVE. Ieri in anteprima mondiale il docufilm sulla gestione dell’emergenza terremoto a L’Aquila.

Va in onda Miracolo aquilano. Una voce femminile gentile e accomodante racconta l’operato di Berlusconi e Bertolaso che ha portato in pochissimo tempo L’Aquila fuori dalla tragedia del terremoto: precisione, efficienza, ricostruzione. La televisione accesa è sintonizzata su un canale morto e gli spettatori, due manichini, ascoltano con attenzione. «Ma la realtà è un’altra cosa».
 
È questo il primo commento di Alberto Puliafito, già autore di Yes we camp, che oggi, a un anno dal sisma, presenterà il suo ultimo documentario Comando e controllo (iK produzioni), in anteprima mondiale a New York, presso il Global Studies of the Eugene Lang College, nel centro di Manhattan.
 
Una presentazione oltreoceano per «evitare il rischio di strumentalizzazioni durante i giorni della commemorazione - spiega il regista - ma anche per rispetto agli aquilani che meritano di poter trascorrere questo momento di raccoglimento senza l’invadenza dei media».
 
Al dibattito che seguirà il film, al quale parteciperà anche Fulvio Nebbia, produttore del documentario, sarà presente Anna Di Lellio, aquilana trasferita negli Usa, giornalista e consulente delle Nazioni unite per le aree di crisi, e Alexander Stille, scrittore e giornalista del New Yorker e corrispondente della Repubblica, esperto in questioni legate all’Italia. Comando e controllo non sono due parole frutto della fantasia dell’autore ma derivano dal nome che la Protezione civile ha dato al suo quartier generale a L’Aquila: Di.Coma.C., Direzione di Comando e Controllo.
 
Parole che nascondono la deriva autoritaria della gestione del potere in Italia attraverso lo sfruttamento delle emergenze e, in particolare, le trasformazioni avvenute negli ultimi anni al Dipartimento nazionale della Protezione civile. E la gestione del territorio a L’Aquila ne è l’esempio più forte. «Potremmo dire il modello», aggiunge Alberto, che spiega come «L’Aquila sia un paradigma, un esperimento, un modo preciso di pensare e di gestire le emergenze e la cosa pubblica, lo sviluppo sociale e la società tutta».
 
Sullo sfondo il potere di ordinanza della Protezione civile, che incarna in pieno i principi della “shock economy” di stampo neoliberista che vede nella gestione delle emergenze una fonte di guadagno. Il racconto parte dalla commissione Grandi rischi del 31 marzo 2009, durante la quale le istituzioni rassicurarono gli aquilani, spaventati da uno sciame sismico che durava ormai da mesi, consigliandogli, per rilassarsi, di bere un bel bicchiere di Montepulciano.
 
Da lì la scossa delle 3 e 32 del 6 aprile, i 308 morti e le migliaia di feriti. Alberto, che ha vissuto otto mesi tra i terremotati, racconta attraverso le voci di tanti cittadini aquilani, avvocati, giornalisti e volontari la storia di una popolazione lasciata a sé stessa, «che al momento della scossa di quella notte, nonostante la commissione Grandi rischi si fosse riunita solo pochi giorni prima, non aveva nemmeno un piano di evacuazione né un punto organizzativo a cui rivolgersi», si spiega nel documentario.
 
Nei giorni e nei mesi seguenti la militarizzazione del territorio, la disgregazione di una comunità divisa tra gli alberghi al mare e numerose tendopoli dove veniva servito cibo a volontà ma vigeva il divieto di consumare bevande considerate eccitanti, come il caffè e la cioccolata, dove non si poteva diffondere volantini o fare assemblee. Comando e controllo è il racconto di una popolazione infantilizzata e di una stampa ammaestrata.
 
«Perché quando sono arrivato a L’Aquila - incuriosito dai racconti degli aquilani riuniti davanti a Montecitorio per protestare contro la mancata ricostruzione - l’efficiente Ufficio stampa della Protezione civile è stato molto disponibile con me ma mi ha scortato a ogni passo». E dopo le tendopoli e gli alberghi. Le C.A.S.E. Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili. Diciannove new town dislocate nel territorio intorno a L’Aquila, la maggior parte delle quali è stata costruita su territori non edificabili e con appalti gestiti in maniera discrezionale.
 
Poteri di Protezione civile che vanno ben oltre l’emergenza. Un potere che non riguarda solo L’Aquila e che «può agire in deroga alle leggi dello Stato per un terremoto così come per i Mondiali di nuoto, dalle emergenze ai grandi eventi», spiega Alberto. «Un potere assoluto, com’è stato definito, che sta rapidamente e silenziosamente erodendo spazi importanti di democrazia».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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