Disastro oltre i limiti
AUSTRALIA. Venti anni il tempo stimato dagli esperti per risanare l’ecosistema. E' lunga 3 chilometri la cicatrice lasciata sulla barriera corallina. La vernice tossica staccatasi dalla chiglia sta uccidendo gli organismi viventi.
Disincagliato, riportato in galleggiamento con il favore dell’alta marea e rimorchiato in porto presso Great Keppel Island al largo di Rockhampton, il cargo cinese Shen Neng 1 ha lasciato alle sue spalle un disastro peggiore del previsto. A fare un primo bilancio sono stati gli esperti scientifici dell’Authority del parco marino, incaricati di valutare l’impatto ambientale dell’incagliamento.
«Quelli che abbiamo potuto constatare sulla grande barriera - ha dichiarato alla stampa lo scienziato responsabile della riserva, David Wachenfeld - sono i danni ambientali più gravi mai inflitti da una nave». Secondo l’esperto, la chiglia dell’imbarcazione ha lasciato sulla barriera corallina una cicatrice di circa 3 chilometri di lunghezza e 250 metri di larghezza, polverizzando gran parte del fondale. Dopo le tre tonnellate di carburante rilasciate nell’impatto, nessun altro segno visibile di perdita di petrolio: la situazione sarà valutata in questi giorni con ispezioni aeree.
La preoccupazione è alta per un’altra sciagura, la vernice altamente tossica staccatasi dallo scafo che sta uccidendo i coralli. «I sommozzatori hanno notato grandi quantità di vernice sulla barriera - ha fatto sapere Russel Reichelt, presidente della riserva marina -. La cosa è particolarmente inquietante, perché questo tipo di sostanza viene realizzata appositamente per impedire agli organismi marini di colonizzare la chiglia delle imbarcazioni. Nei punti in cui si è depositata, stanno morendo tutti gli esseri viventi». Il dato più eloquente è quello relativo alla tempistica per ristabilire le condizioni di normalità nell’ecosistema: almeno venti anni, secondo le prime valutazioni.
Entro una settimana, il bilancio ufficiale dei danni. Intanto dal governo australiano, arrivano altre parole di sdegno. Dopo le dichiarazioni del ministro dei Trasporti («è certo che il cargo abbia imboccato un itinerario illegale»), ieri sono arrivate anche quelle del premier Kevin Rudd, che ha definito di nuovo come «assolutamente scandaloso il fatto che la Shen Neng 1 abbia potuto incagliarsi dopo aver assunto una rotta illegale».
Sul versante della responsabilità, le autorità continuano le indagini sulle presunte violazioni di legge nell’incidente, mentre il governo locale ribadisce che gli armatori cinesi dovranno sostenere i costi di salvataggio e di decontaminazione, oltre al risarcimento danni. E si prepara a moltiplicare le penalità per le navi che causano perdite di carburante e invadono il parco marino. Da Brisbane, il presidente dello stato del Queensland, Anna Bligh, ha annunciato un aumento delle sanzioni sia per le compagnie (da 1,64 a 10 milioni di dollari australiani) che per le singole persone (da 350 a 500mila $).
Lunedì scorso, i tre uomini dell’equipaggio della Mv Mimosa, l’altra nave entrata illegalmente nell’area marina proibita il 4 aprile, sono apparsi davanti alla corte di Townsville. Il comandante sudcoreano e i due ufficiali vietnamiti dell’imbarcazione panamense carica di carbone sono stati rilasciati su cauzione. Il verdetto venerdì prossimo, quando saranno comminate le sanzioni nei loro confronti: di 220mila dollari australiani la pena massima a cui vanno incontro.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






