Dopo il terremoto rischia di crollare la diga di Cahgu
SISMA. Il bacino idroelettrico nella regione di Yushu, colpita mercoledì scorso da una scossa di 7,1 gradi Richter, dovrebbe essere prosciugato. In caso di crollo il bilancio delle vittime potrebbe arrivare a 100mila.
Sono saliti a quota 930 i dispersi del terremoto di 7.1 gradi della scala Richter che martedì notte ha colpito la conte dello Yushu, nella provincia cinese di Qinghai. Delle quasi mille vittime, 617 i morti accertati sino a ora, almeno 66 sono studenti rimasti intrappolati durante il crollo di una scuola, mentre gli edifici ridotti in macerie sono almeno 15mila. Per gli abitanti della provincia di Yushu, però, l’emergenza adesso è l’impianto idroelettrico di Cahgu, enorme diga gravemente danneggiata dalla scossa che rischia di crollare da un momento all’altro.
Se la falla dovesse cedere, il bilancio dei morti, secondo quanto riportato dalle agenzie stampa cinesi, potrebbe salire a 100mila vittime. Le autorità hanno già ufficialmente annunciato di voler svuotare il bacino prima che un incidente travolga i villaggi a valle, visti i precedenti: delle 85.300 dighe presenti, negli ultimi decenni ne sono crollate almeno 3484. Questo, senza contare che le dighe stesse possono essere fra le cause di un terremoto. L’esempio più drammatico è il sisma del maggio 2008 nello Sichuan, che uccise 90mila persone e che un pool di esperti dell’Unione dei geofisici statunitensi ha attribuito alla costruzione della diga di Zipingpou.
Questo perché creare faraonici bacini artificiali, sommergendo intere valli, mette sotto pressione la crosta terrestre causando scompensi e, alla lunga, scosse di assestamento. Un effetto collaterale che si potrebbe facilmente evitare con impianti idroelettrici articolati in piccole dighe, a impatto ridotto, più adattabili alla struttura geologica dei bacini. E desta sospetti, a questo punto, la nuovissima Diga delle Tre Gorge, in fase di ultimazione: un complesso di 36 centrali idroelettriche costruite intorno a un lago artificiale di 660 km lungo il fiume Yangtze. Per l’assetto geologico del bacino dello Yangtze, che proprio nella provincia dello Yushu ha la sua origine, si tratta di fatto di una bomba ad orologeria.
Al terzo giorno dal terremoto di Qinghai, non ci sono ancora prove scientifiche di un legame fra la diga e la scossa sismica. Ma la provincia di Yushu, ad alto rischio sismico, soffriva già per lo scompenso generato dalla scomparsa del lago di Qinghai, prosciugatosi quasi del tutto nel 2003; e negli ultimi dieci anni le scosse registrate già 53. Ma intanto sono almeno 81, al momento, i progetti di grandi dighe lungo il primo tratto dell Yangtze, a ridosso della contea di Yushu. Due maxi-impianti idroelettrici, il - Nieqiahe e il Lagong, sono già ultimati mentre ce ne sono altri undici in fase di lavorazione nella stessa zona.
Sempre dalla problematica contea di Yushu, e precisamente dalla diga di Tongjia, dovrebbe partire il progetto di trasferimento di acque denominato “South-North Water transfer Project”, che dirotterebbe una serie di fiumi, fino dall’India, verso la Cina settentrionale. Con chissà quali rischi.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







