Duro colpo ai Casalesi

Alessandro De Pascale

MAFIE. Nuova operazione contro il più potente gruppo camorristico. Sequestrati beni per 700 milioni di euro. Cafiero de Raho, Dda Napoli: «Il clan avrà difficoltà a pagare gli “stipendi” ma anche noi siamo sotto organico».

E' solo l’ultimo colpo inflitto al clan dei Casalesi. Addirittura la maggiore operazione contro le mafie mai effettuata in Italia, secondo il ministro dell’Interno Roberto Maroni. All’alba di ieri, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha sequestrato beni per oltre 700 milioni di euro, riconducibili al più potente e sanguinario clan camorristico. Ma per i carabinieri di Caserta il valore delle società, degli immobili e dei terreni sequestrati ieri con l’operazione “Nemesi” potrebbe superare i due miliardi di euro.
 
«I Casalesi ora hanno qualche problema - spiega Antonio Girone, a capo della Direzione investigativa antimafia di Napoli - perché con queste ultime operazioni si trovano in difficoltà a pagare gli stipendi» ad avvocati e affiliati. E così si «indebolisce il carisma del clan». Per molti beni sequestrati ieri erano già scattati i sigilli nel 1995. In seguito al maxi blitz contro i Casalesi che diede vita al processo Spartacus, il più grande mai celebrato contro la camorra.
 
Terminato lo scorso 15 gennaio con la conferma in Cassazione dei 16 ergastoli per boss e luogotenenti del clan di Casal di Principe. Parte di questi beni appartenevano infatti agli eredi di Dante Passarelli, un’imprenditore che per gli stretti rapporti con i Casalesi era imputato nel processo Spartacus per associazione mafiosa. Già nel 1997 secondo la Dda di Napoli aveva accumulato un patrimonio da 350 miliardi delle vecchie lire. Tanto che per Passarelli erano stati chiesti otto anni di reclusione e la confisca dei beni.
 
Ma il 4 novembre del 2004, poco prima della sentenza di primo grado, l’imprenditore era morto volando dal tetto di un capannone sequestrato. E sulla base della legge in vigore allora i beni erano tornati ai suoi figli. «Oggi il primo pacchetto sicurezza del 2008 - spiega Vincenzo Macrì, vice procuratore nazionale antimafia - consente il sequestro dei patrimoni anche dopo il decesso del titolare».
 
Così la Dda di Napoli ha rimesso i sigilli all’Ipam, che gestiva un’importante zuccherificio, ma anche a pezzi della ex Cirio di Cragnotti. L’interesse dei Casalesi per il fallimento della nostra multinazionale agroalimentare era noto da tempo. I vertici del clan acquisirono ad esempio dalla Cirio, tramite Passarelli, l’azienda La Balzana di Caserta per oltre 10 miliardi delle vecchie lire. In un’asta dove grazie alle pressioni dei Casalesi non parteciparono altri concorrenti.
 
Gli inquirenti campani hanno ricevuto ieri i complimenti delle più alte cariche dello Stato. Ma il procuratore antimafia di Napoli, Federico Cafiero de Raho, chiede al governo un maggiore impegno: «Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere per le misure di prevenzione può contare solo su tre magistrati, nonostante i tanti processi in corso, tra cui quello a carico del gruppo di Setola con 50 imputati», dell’ala stragista dei Casalesi.
 
Inoltre «il Csm ha disposto il trasferimento su domanda di ben 15 giudici. Quindi - conclude Cafiero de Raho - mentre noi ci muoviamo per contrastare la camorra vi è un notevolissimo indebolimento delle strutture che devono giudicare». Anche il vice procuratore nazionale antimafia Macrì è dello stesso avviso: «Il governo deve smetterla di prendersi il merito di queste operazioni soprattutto viste le nuove leggi come il legittimo impedimento o il processo breve. Bisogna ringraziare esclusivamente la magistratura e le forze dell’ordine che le hanno condotte».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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