Fini, ultimatum a Silvio

Piero Olandese

POLITICA. Dopo il Bossi day il presidente della Camera scende in campo per ricordare a Berlusconi che gli ex aennini non hanno intenzione di delegare alla Lega la partita delle riforme. Sale la tensione nel Pdl.

Un pranzo indigesto. Nonostante le smentite («Ho mangiato benissimo», così il premier ha cercato di sviare i cronisti) nell’atteso vertice di ieri tra il presidente del Consiglio Berlusconi e il presidente della Camera Fini i toni erano quelli tipici che anticipano la rottura.
 

L’ex leader di An - riferiscono fonti di maggioranza - ha esplicitamente detto che è pronto a costituire suoi gruppi autonomi in Parlamento, accusando governo e Pdl di andare al traino della Lega. Su questo, il premier Berlusconi - riferiscono le stesse fonti - avrebbe chiesto 48 ore di riflessione.
 
Da parte sua il premier, di fronte alla “minaccia” di rottura, avrebbe però invitato il presidente della Camera a riflettere bene su questa decisione di dar vita a gruppi autonomi perchè l’inevitabile conseguenza sarebbe quella di dover lasciare lo scranno alto di Montecitorio. A questo “avvertimento” del Cavaliere Fini si sarebbe riservato di comunicare una decisione entro la prossima settimana.
 
Nelle previsioni della vigilia Fini doveva esporre a Berlusconi un messaggio molto chiaro e del resto già ripetuto più volte all’indomani del voto delle regionali: non ci si può più appiattire sulla Lega, perchè così si indebolisce il Pdl. E una posizione subordinata nei confronti del Carroccio sarebbe un danno anche per lo stesso Berlusconi.
 
Il ministro delle Riforme, Umberto Bossi (che si era visto con il premier mercoledì sera), è passato dal corridoio antistante lo studio di Fini, proprio mentre era in corso l’incontro con Berlusconi e ha detto: «Sarei il terzo incomodo...», comunque «per adesso non c’è nessuna contrapposizione» con Fini. Quanto alle prospettive di un leghista a Palazzo Chigi, il “senatur” si è rifugiato dietro un diplomatico: «Siamo troppo giovani», ma ha confermato di non voler rinunciare a posti chiave nel sistema bancario del nord: «Chi è intelligente ha capito che abbiamo vinto tutto e fatalmente ci toccherà anche una fetta di banche. Fino ad ora si è fatto in questo modo e non capisco perchè quando vince la Lega dobbiamo cambiare le regole».
La sfida di Bossi e gli equilibri all’interno della maggioranza dunque sono stati al centro del delicato colloquio tra il premier e il presidente di Montecitorio. 
 
Ma sul tavolo anche il cammino delle riforme. Nei giorni scorsi Fini ha lanciato l’ipotesi di «inventare un modello italiano» per le riforme istituzionali che sono necessarie al Paese. Ma anche ribadito la sua predilezione per il modello presidenzialista francese a doppio turno elettorale.
 
Gli uomini del presidente della Camera assicurano che non c’è da parte di Fini nessuna volontà di forzare: Fini intende trovare un accordo, rilanciando la necessità che sulle riforme ci sia un confronto aperto, all’interno della maggioranza e nel Parlamento. Nessun volontà insomma di rompere, ma anche nessuna delega in bianco. 
 

Anche perchè dalle notizie trapelate dopo le elezioni il modello istituzionale che il Cavaliere avrebbe in mente (il semipresidenzialismo alla francese con turno unico e legge elettorale invariata) sarebbe davvero impresentabile. Anche per Fini.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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