Gaza, strage in un tunnel. Hamas accusa Il Cairo

Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. Quattro morti asfissiati e almeno dieci palestinesi feriti. Sono rimasti intossicati da gas nocivi in uno dei sottopassaggi che collegano la Striscia all’Egitto. Il governo di Mubarak nega ogni responsabilità.

A sentire le autorità egiziane se l’erano pure cercata: secondo le accuse di Hamas, i quattro palestinesi morti ieri sarebbero stati soffocati da esplosivi e gas nervini che i soldati del Cairo avevano soffiato all’interno di uno dei 1.300 tunnel che connettono la Rafah palestinese alla Rafah egiziana, Gaza all’Egitto, l’assedio e le bombe dal cielo al mondo libero dove pane, coperte, giocattoli e carburante ci sono per tutti. Loro a quel mondo cercavano di accederci nel solo modo consentito ai civili della Striscia di Gaza: scavando un corridoio che li connettesse clandestinamente al mondo esterno. E invece Il Cairo, che dal giugno 2007 ha decretato la chiusura ermetica del confine fra Gaza ed Egitto, affiancandosi all’assedio deciso da Tel Aviv lungo gli altri confini della Striscia, mare incluso, è andato a stanarli armato. Dopo aver spruzzato veleno nel tunnel, gli esplosivi hanno fatto il resto, e il corridoio è crollato.
 
Dieci i feriti, con gli ospedali in difficoltà a recuperarli visto l’embargo sul carburante per ambulanze e generatori elettrici, e quattro i morti asfissiati. Immediata la protesta di Hamas contro il regime di Mubarak; il portavoce degli islamisti, Abu Zuhri, ha definito la scelta di asfissiare i tunnel «immorale, viste le sofferenze dei palestinesi di Gaza per via dell’embargo imposto dal Cairo». È l’ennesima prova della politica di tolleranza-zero decisa dall’Egitto per punire i palestinesi nella zona controllata da Hamas. Questo è soltanto l’ultimo incidente, da quando 6 mesi fa l’Egitto ha deciso di gareggiare con Israele nella costruzione di muri, proponendone uno d’acciaio alto 18 metri e in grado di tappare ogni tunnel.
 
Per i palestinesi, oltre che un insulto, si tratterebbe di una tragedia, visto il blocco dei confini, i tunnel sono, infatti, l’unico sistema per accedere ai beni di prima necessità. Se da ormai tre anni il blocco israelo-egiziano raziona l’ingresso di tutto, da zucchero e farina ai giocattoli, con la scusa di prevenire il traffico di armi, da una anno la situazione a Gaza è definita “catastrofica” dagli ufficiali delle Nazioni unite; anche perché, in seguito ai bombardamenti israeliani del gennaio 2009, gran parte delle infrastrutture della Striscia sono state rase al suolo, e sia Cairo che Tel Aviv rifiutano l’ingresso a ogni materiale edile spiegando che “ricostruire Gaza portebbe aumentare il prestigio di Hamas”.
 
Ci sono soltanto i tunnel per procacciarsi tutto, dal bestiame ai libri scolastici. L’embargo del Cairo è arrivato persino a proibire l’ingresso di qualsiasi convoglio di aiuti; è successo il gennaio scorso a Viva Palestina, una catena di solidarietà di 200 mezzi che dalla Gran Bretagna hanno cercato di portato nella Striscia materiale medico, giocattoli, carrozzelle e generatori elettrici. Col risultato che le guardie egiziane ne hanno arrestato e malmenato l’organizzatore, il parlamentare George Galloway. Per i palestinesi, secondo il presidente Mubarak, non resta che fare la fine dei topi in trappola.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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