Haiti, ritorno a scuola

Susan Dabbous
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SISMA. «La domanda d’istruzione nel Paese non è mai stata così alta». Donata Lodi dell’Unicef sottolinea la grande opportunità che si può dare oggi ai bambini che tornano sui banchi a tre mesi dal terremoto.

A tre mesi dal devastante terremoto del 12 gennaio scorso ad Haiti le scuole riaprono i battenti.  Oltre alla situazione di continua emergenza e alle immagini che fotografano la situazione di estrema precarietà e povertà nell’isola non mancano però le buone notizie. A vedere il bicchiere mezzo pieno è l’organizzazione delle Nazioni unite per l’infanzia, l’Unicef, in un rapporto diffuso ieri dal titolo “I bambini di Haiti: tre mesi dopo il terremoto”.
 
«La domanda di istruzione nel Paese non è mai stata così alta», dichiara Donata Lodi, direttore delle relazione esterne Unicef Italia. L’agenzia Onu, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, ha già distribuito 875 “scuole in scatola”, 1.495 kit per l’educazione pre-scolare, 2.226 kit per attività ricreative, oltre a 1.400 tende-scuola per allestire aule temporanee e centri per l’infanzia per almeno 170.000 bambini.
 
Ma cosa vuol dire scuole in scatola? «Si tratta di scatole metalliche - spiega la responsabile dell’agenzia - molto resistenti che contengono materiale scolastico generico, senza libri di testo, come carte geografiche, quaderni, compassi e penne destinati sia alle scuole agibili che a quelle allestite sotto le tende». Oltre allo studio anche lo svago, perché nelle zone per bambini vicine ai punti più colpiti sono stati piantate anche reti per giocare a calcio e a pallavolo.
 
Difficile comunque far fronte all’accresciuta domanda di istruzione, trainata anche dal fatto che nelle scuole, di cemento o da campo che siano, vengono distribuiti pasti. «Bisognerebbe cercare di garantire almeno 4 ore di lezione al giorno- continua la Lodi -. I materiali e le strutture possono essere utilizzati più volte grazie ad un sistema di turnazione mattina- pomeriggio».
 
Una situazione precaria che desta però seria preoccupazione in vista dell’arrivo della stagione delle piogge. «Stiamo lavorando per sostenere il trasferimento delle famiglie che vivono nei campi più esposti in ubicazioni più sicure. Intanto insieme a Save the children e al ministero dell’Istruzione, abbiamo partecipato a dei gruppi di ispezione per verificare lo stato delle strutture dichiarate agibili».
 
Oltre alle scuole, a necessitare di aiuti sono anche gli orfanotrofi, dove insieme ai senza genitori si trovano migliaia di bambini poveri, non necessariamente orfani. «Per quanto ci riguarda – prosegue la Lodi – sono 767 i minori non accompagnati, registrati dall’Unicef, ma stimiamo che siano molti di più. Per il momento, in fede alle convenzioni internazionali che impediscono le adozioni in seguito a catastrofi naturali di questo tipo, i trasferimenti dei bambini restano bloccati, anche in Italia, Paese che per altro non aveva un accordo bilaterale in materia prima del sisma».
 
Serve quindi mantenere alto il livello di allerta sia per l’alto rischio legato alla tratta che per le situazioni di promiscuità che espongono donne e bambini agli abusi sessuali nelle grandi tendopoli.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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