I suoni nascosti del Nord

Michele Manzotti
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MUSICA. Quasi un collettivo musicale quello che si nasconde dietro il nome The Hidden Cameras. Dal Canada il gruppo guidato da Joel Gibb fonde con grande abilità folk, psichedelia e musica elettronica.

A quelli a cui piacciono le atmosfere musicali diverse, intriganti, ma al tempo stesso rassicuranti perché essenzialmente melodiche consigliamo vivamente The Hidden Cameras.
 
Un gruppo dedicato anche a coloro che amano vedere qualcosa di singolare sul palco, non tanto per effetti più o meno speciali, ma per la grande vocazione al ritmo e alla gestualità. Quattro le date italiane che li hanno visti protagonisti (Bologna, Roma, Terracina - Latina -, Firenze).
 
The Hidden Cameras provengono da Toronto e costituiscono un progetto nato dalla mente di Joel Gibb, cantante, chitarrista e compositore. Gibb non ha creato un gruppo tradizionale come è prassi nel rock, piuttosto ha voluto attorno a sé un numero di musicisti che può essere variabile a seconda delle occasioni.
 
Quello che oggi, più propriamente, è chiamato collettivo musicale. «Generalmente abbiamo bisogno di palcoscenici piuttosto larghi - ha detto Gibb -. Ne abbiamo bisogno per muoverci da una parte all’altra durante l’esibizione. Siamo anche molto contenti per l’accoglienza che abbiamo avuto in Italia in questo tour».
 
The Hidden Cameras hanno presentato in concerto un repertorio tratto in gran parte dal loro ultimo cd Origin: Orphan stampato dall’etichetta indipendente di Toronto Arts & Crafts. La loro discografica inizia nel 2001 con Ecce Homo. A seguire hanno pubblicato nel 2003 The smell of our own, nel 2004 Mississauga Goddam e nel 2006 Awoo.
 
Ma il modo migliore per conoscerli è apprezzare il loro spettacolo dal vivo. Nel tour italiano Gibb ha riunito altre otto musicisti sul palco che talvolta suonano bendati, tra cambi di strumento e ritmi musicali. Joel Gibb affonda le sue radici nel beat, che sa plasmare in un suono contemporaneo con grande senso del ritmo.
 
Qualche tocco di psichedelia, di folk, di elettronica, di effetti “shoegaze”. A volte ricordano i migliori Euryhtmics di vent’anni fa, in altri momenti troviamo gli echi di un gruppo di grande innovazione, ma non capito abbastanza negli anni Settanta come gli Sparks. Un mix ben riuscito grazie all’abilità di Gibb e soci.
 
E poi i brani come “In the Na”, “Underage”, “Do I belong?” (tratto dall’ultimo album), “Death of a tune”. “Breathe”, l’ironica “Awoo” da ascoltare senza riuscire a rimanere fermi. Ma anche ballate con “A miracle” dove dimostrano un’abilità compositiva di eccellente livello.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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