Il Marocco alla ricerca di un progresso sostenibile

Bruno Picozzi da Agadir
marocco.jpg

FOCUS. Il Paese avanza rapidamente sulla strada dello sviluppo. Ovunque progetti di riqualificazione urbana, infrastrutture e centri commerciali. Ma il rischio di una non adeguata pianificazione è sempre in agguato.

Parola d’ordine: sviluppo. Aumentare la produzione, dinamizzare il mercato, incrementare il Pil. Con un tasso di crescita economica nel 2009 intorno al 6 per cento, il Marocco avanza rapidamente sulla strada del progresso. Oggi, a sentire il governo, la povertà interessa poco più di 3 milioni di persone mentre la Fao fissa il tasso di malnutrizione a meno del 5 per cento. Un bicchiere decisamente mezzo pieno, se si fa il paragone con i dati di fine millennio. Da quando il giovane re Mahommed VI è salito al potere, giusto 10 anni fa, si sono costruite infrastrutture, aumentati i redditi individuali, è migliorata la condizione femminile. Il Paese è avviato senza ritorno verso un futuro ben lontano dall’economia di sussistenza del recente passato. A quale prezzo, è tutto da stabilire.
 
Perché lo sviluppo è un fenomeno complesso e multidirezionale che si ramifica in mille ambiti diversi, tutti da monitorare, valutare, controllare, incanalare. Dove necessario, da correggere. È senz’altro piacevole passeggiare sul magnifico lungomare della nuova Agadir e scoprire davanti al porto un bel quartiere residenziale, perfettamente integrato con la spiaggia, vivo di negozi e servizi. Un appartamento a Marina di Agadir, questo il nome, costa quanto a Berlino, prezzi proibitivi per le famiglie locali. In verità, l’intera città è un immenso cantiere, con centinaia di edifici in costruzione. Saranno quartieri a misura d’uomo, economici ma ben architettati, o si trasformeranno in squallidi dormitori di periferia aggrappati all’uso smodato dell’automobile?
 
Nel quadro del progetto di riqualificazione urbana di Dakhla, sulla costa del Sahara Occidentale, poco tempo fa è stata evacuata l’ultima bidonville della città e agli occupanti sono stati assegnati a sorte lotti di terreno urbanizzato. Migliaia di famiglie ora vi si stanno trasferendo per costruirvi la propria casa. Un progetto di tale entità, però, significa progresso solo se accompagnato da attenta pianificazione e investimenti adeguati. Il paradigma dello sviluppo del Marocco rischia invece di essere il villaggio costiero di Taghazout, venti chilometri scarsi a nord di Agadir. In passato fu un delizioso centro di vita berbera, dedito ad attività di pesca e alla produzione del prezioso olio di argan. Poi giunsero in zona gli eponimi della cultura pop. Li seguirono ondate di hippy e la zona si rivelò al mondo per essere un paradiso del surf.
 
La gioventù del mondo occidentale prese man mano possesso dei luoghi, nacquero i primi semplici ritrovi e i turisti arrivarono in quantità. Oggi sul breve litorale di Taghazout affacciano bar e hotel proprietà di stranieri. Vi lavorano a decine i berberi del villaggio che hanno incrementato il loro reddito. Quel po’ di ricchezza sopraggiunta ha superato la statale e ricoperto la collina di un mostro senza capo né coda, povero di bellezza, di salubrità, di comodità, di tutto ciò che appartiene a una vera forma di benessere. I bambini, come prima, camminano nella polvere, le capre pascolano tra cumuli di plastica, le auto si affollano davanti alle dune come nel parcheggio di un centro commerciale. Il mare a fine dicembre ha riversato sulla spiaggia ogni sorta di rifiuti.
 
«Colpa delle forti tempeste che hanno colpito la zona», hanno spiegato gli albergatori. Eppure spostandosi solo di un paio di chilometri verso Nord o verso Sud, le spiagge risultavano ragionevolmente pulite. Che questo dimostri errori di pianificazione? Mancanza di adeguata progettazione? La Lydec, impresa privata di servizi facente capo al colosso francese Suez, che assicura dal 1997 le forniture di elettricità e acqua alla città di Casablanca, ha chiuso il 2009 con un volume d’affari di circa 500 milioni di euro e un aumento dello stesso pari al 5 per cento. E ha annunciato, discretamente, un ulteriore deciso aumento delle tariffe dell’acqua.
 
Ma questo di sicuro non è un problema perché, in Marocco, davanti a ogni ristoro di periferia, in ogni angolo di villaggio, anche sulle più sperdute bicocche di paglia e fango, persino in luoghi dimenticati dove viene da chiedersi di cosa mai possa vivere l’uomo, sempre campeggia fiera l’insegna rosso fiammante che a tutti gentilmente comanda: “Bevi Coca-Cola”.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31