Il nostro lavoro in fumo

Giulio Finotti

INTERVISTA. Lello Magi è il magistrato napoletano che ha scritto la sentenza che ha decapitato il clan dei Casalesi: «Questo è un atto di sfiducia nelle altre istituzioni che si stavano già impegnando sul territorio».

«Non si possono fermare gli abbattimenti lì dove è chiaro che vi è stato un forte intervento delle organizzazioni criminali per realizzare quelle costruzioni». L’allarme è quello di Lello Magi, quarantasette anni, magistrato napoletano, estensore della sentenza che ha decapitato il cartello dei casalesi, di recente vittima di un messaggio intimidatorio della camorra. Solo pochi giorni fa una presunta striscia di sangue è stata ritrovata sulla porta della sua abitazione a Caserta.
 
Un episodio sul quale si sta indagando, e che potrebbe rappresentare un avvertimento dei clan per il lavoro che il magistrato svolge presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere. Proprio da chi combatte le attività imprenditoriali criminali, è arrivato il grido d’allarme per il decreto legge approvato ieri dal governo, che blocca le demolizioni delle abitazioni abusive.
 
 
Giudice Magi, qual è la sua valutazione del decreto approvato oggi dal governo che sospende gli abbattimenti delle costruzioni abusive in Campania fino al giugno 2011? 
La notizia non è una di quelle che può creare sentimenti positivi. Nella migliore delle ipotesi è una presa d’atto di una situazione che si basa su una illegalità, che viene in qualche modo sanata. Alla fine viene consentito il protrarsi di una situazione di contrasto con la legge. Non può essere una buona notizia, soprattutto in rapporto alla situazione estremamente negativa esistente. 
 
Il ministro Carfagna ha dichiarato che il governo non poteva consentire che molte famiglie restassero senza casa, dunque è una questione di solidarietà? 
C’è un abusivismo diciamo di necessità, che crea un problema. Però a mio parere la questione doveva essere affidata agli organismi competenti, come la Prefettura, che avrebbe provveduto ad una graduazione, anche temporale, delle demolizioni, sulla base anche dell’abuso e della tipologia. Penso che gli organismi preposti stavano operando e che avessero realizzato una lista di priorità. Questo è anche un atto di sfiducia nelle altre istituzioni del territorio. C’è il grosso problema di verificare, caso per caso, la tipologia di abuso e la provenienza delle risorse economiche messe in campo per realizzarle. Le indagini su questo devono essere molto accurate. A volte troviamo interi quartieri o città che vengono tirati su in pochi giorni, con progetti approvati in breve tempo dai Comuni. Quelli sono casi sicuramente legati all’imprenditoria criminale. Spero sia chiaro che queste situazioni non possono rientrare nel meccanismo di blocco. 
 
Come si può effettuare questa distinzione? 
Bisogna indagare sulla provenienza delle risorse utilizzate per commettere gli illeciti. Per quelli realizzati con fondi di ambito familiare e utilizzati da soggetti che non hanno effettivamente alternative di abitazione sono d’accordo anche io con il blocco. Ma non in casi di interventi più massicci, provenienti da realtà economiche operanti sul territorio. Va accuratamente valutato caso per caso, anche perché la presenza di persone nelle costruzioni potrebbe essere solo un meccanismo di elusione della norma. 
 
Quali sono le difficoltà nel contrasto all’abusivismo edilizio al Sud? 
Tante. Dal mio punto di vista, che è più di carattere generale, visto che mi occupo più di attività criminali che di abusivismo edilizio, anche se ci sono dei contatti tra le due cose, il grosso problema è quello dell’assenza di una chiara pianificazione amministrativa dell’utilizzo del territorio. Lacune degli enti locali e degli altri soggetti che hanno la gestione del territorio: l’utilizzo massiccio delle risorse criminali le cui capacità di infiltrazione e corruzione negli apparati della pubblica amministrazione sono sempre state molto forti. Se a questo si aggiunge la scarsità dei mezzi di controllo, che a volte vengono utilizzati solo in maniera episodica, si ha il quadro della situazione attuale.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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