Io, turista umbra delusa da Napoli

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IL CASO. Il racconto delle festività trascorse a visitare il centro storico della città. Tra degrado, buio, rifiuti e motorini che invadono a folle velocità le isole pedonali. Ecco come, dieci anni dopo, la situazione è peggiorata.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di una ragazza che ha trascorso la Pasqua nel capoluogo campano.

 
Caro direttore,
ti scrivo per raccontarti tutta la mia amarezza dopo aver trascorso i giorni di Pasqua da turista a Napoli. Vengo dall’Umbria, era da tanti anni che mancavo dalla città. Di cui, a tutti, ho sempre parlato in termini entusiastici. Ho pensato che era l’ora di tornare. Ho lì dei cari amici. Il mio ricordo di una città viva, piena di entusiasmo, emozionante, quasi dieci anni dopo, purtroppo, però, non ha trovato più conferme. Già all’arrivo in treno Napoli si presenta davvero male.
 
La stazione è in via di ristrutturazione: metà è ancora vecchia e polverosa, l’altra metà è stata sì rinnovata, ma ci sono sottotetti con fili penzolanti, non ci sono cartelli informativi né punti d’accoglienza. Fortuna che m’erano venuti a prendere, se no mi sarei certamente persa. In strada trionfa il caos: auto parcheggiate ovunque, corsie preferenziali invase, quasi nessuno indossa il casco. Qui ho visto anche quattro persone su uno scooter, due adulti e due bambini. Non è “colore”, è incoscienza. “Ma qui succede”, mi dicono. In Verità sono ancora un po’ scioccata.
 
Decidiamo di andare a fare un giro al centro storico. Quasi un deserto. Ed è sabato sera. Decidiamo di andare a mangiarci una pizza in via Tribunali. La strada, centralissima, è buia. Palazzi vecchi, alcuni quasi diroccati, altri avvolti dalle impalcature allestite con teli stracciati, senza quelle lucine rosse che segnalano le sporgenze dei pali. C’è molta immondizia.
 
Mentre camminiamo ci sorpassa una motocicletta con due persone a bordo. Un mio amico mi spiega che quelli sono una pattuglia di Falchi, i poliziotti antiscippo. Mi sento più sicura. Ma la sensazione durerà poco. Fino alla fine della serata di poliziotti o carabinieri non ne incontreremo più. Per non parlare dei vigili urbani. In due giorni non ne ho visto nemmeno uno. Ma a Napoli ce ne sono ancora? Se ce ne fossero stati, certamente sarebbero intervenuti a fermare le decine di motorini (guidati qualche volta da ragazzini che non avranno avuto 12-13 anni) che sono ripetutamente piombati su di noi, un gruppetto di persone in attesa fuori dalla pizzeria.
 
Da lontano questi pazzi cominciavano a suonare con il clacson per costringerci a farli passare. Andavano ad una velocità folle. Se ci avessero travolti poteva succedere una strage. A uno di noi gli hanno anche urlato delle parole incomprensibili. Tanto per farlo spaventare. Una violenza gratuita, bestiale. Non è successo niente, ma ho avuto paura. Perché accade tutto questo? Perché nessuno fa nulla?
 
In vico Fico del Purgatorio c’è un altro cumulo d’immondizia. E siamo di nuovo in via Tribunali. Per terra è sporchissimo. Ogni tanto incontriamo qualche sparuto gruppetto di turisti. Ma sono davvero pochi. E sembrano spaesati e guardinghi. Quasi consapevolmente eroici. In piazza del Gesù visitiamo la chiesa di Santa Chiara e quella del Gesù Nuovo. Tutte e due bellissime. Ma fuori è il degrado più totale. I motorini sfrecciano anche qui. Una specie di incubo. Ma c’è un posto di Napoli dove non occorra guardarsi le spalle per non finire investiti? 
 
Decidiamo di andare a piazza del Plebiscito. C’è un traffico pazzesco. Clacson a tutta forza. Respiriamo smog a pieni polmoni. Ora dobbiamo attraversare. Cerco le strisce pedonali. Non ci sono. Cerco il semaforo pedonale. Non c’è nemmeno quello. «Dammi la mano, e fai attenzione», mi dice il mio accompagnatore. Mi affido a lui. Le auto partono. Facciamo una corsa. Siamo già dall’altra parte col fiatone. Arriviamo in piazza Trieste e Trento. Si intravede il Plebiscito. C’è un sacco di gente. E anche un sacco di auto. Parcheggiate ovunque, in mezzo alla strada, sui marciapiedi. Dobbiamo fare lo slalom per passare. E siamo a piedi! Piazza del Plebiscito è bellissima. Ma è quasi tutta buia. Solo due luci illuminano, poco e male, il porticato della chiesa di San Francesco di Paola. E i motorini usano quest’enorme area per inseguirsi tra loro. Nell’impunità più totale. 
 
Dopo dieci anni la città l’ho trovata molto peggiorata. Sono delusa. Non mi è successo niente di “pericoloso”, non ho visto nulla di gravissimo, non ho assistito a scippi, rapine o quant’altro. Non ho fotografato i cumuli di immondizia. Ma posso dire che senza un napoletano come accompagnatore non mi sarei avventurata in giro. Qui è come se si entrasse in una nuova dimensione della tensione molto superiore a quella necessaria in ogni altra città d’Italia.
 
Ma mi sento impreparata a tutto questo.  Torno a casa in treno. Compro i giornali. Leggo: “Boom di turisti in città”. Sarà pure. Ma io ne ho visti pochi. La sensazione è quella di una città non pericolosissima, ma abbandonata. Buia. Che non valorizza le sue bellezze e si affida alla buona volontà del singolo commerciante che pulisce il pezzettino di viuzza davanti al suo negozio. Eppure è da anni che si dice che qui si potrebbe vivere di turismo. Dieci anni dopo che Pasqua amara, la mia.
 

Maria Alessi 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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