Italia, Paese in briciole

Rossana De Rossi
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DISSESTO IDROGEOLOGICO. Uno studio dei ricercatori dell’Ispra rivela che negli ultimi cinquant’anni i morti provocati dalle frane sono stati in media quattro al mese. E nell’ultimo anno le condizioni sono peggiorate.

Un’Italia che frana, piena di buchi come un colabrodo e con un lavoro di prevenzione e mappatura del dissesto idrogeologico che, ad oggi, è ancora insufficiente, malgrado le molte promesse politiche. Una radiografia che restituisce risultati impietosi, su cui occorrerebbe investire subito in risorse, personale e attivare immediati interventi.
 

Gli ultimi mesi sono stati tragici, riguardo frane e smottamenti, con vittime e danni economici un po’ in tutto il Paese, da nord a sud. è  vero che secondo un calcolo dei ricercatori Ispra che si occupano dei fenomeni franosi, negli ultimi 50 anni i morti sono stati quattro al mese, ma nell’ultimo anno la situazione sembra peggiorata.
 
Si è iniziato a ottobre 2009 con la tragedia di Giampilleri, la frazione di Messina travolta da rocce e fango, in cui sono morte 22 persone. Nella sola regione siciliana, gli esperti che hanno realizzato il rapporto sulle frane nell’ambito del progetto Iffi (Inventario dei fenomeni franosi), hanno censito 3mila 657 frane, di cui 786 hanno colpito i centri urbani, 1248 hanno coinvolto le infrastrutture stradali e 256 infrastrutture o strutture di servizio pubbliche. Delle frane isolane, il 58% fanno parte della categoria di quelle attive o riattivate e un altro 38% sono quiescenti, cioè temporaneamente inattive, ma non si può escludere che si verifichino nuovi fenomeni.
 
A novembre è stata la volta dell’isola di Ischia, investita da una valanga di fango che ha provocato un morto e molti feriti. La Campania è una delle zone maggiormente a rischio, con 21mila 737 frane censite su una superficie di ben 912 chilometri quadrati e un indice di franosità pari al 6,67%. Di queste frane, il 22,34% sono attive o riattivate, mentre il 72,43% sono in quiescenza.
 
La Toscana è stata coinvolta prima a dicembre e poi a febbraio (insieme alla Liguria) in fenomeni franosi e onde d’acqua che hanno distrutto interi paesi, colture e attività imprenditoriali, provocando pesanti danni ma nessuna vittima. 
 
In Toscana sono state rilevate ben 29mila 208 frane, su un’area di 1.035 chilometri quadrati; di queste oltre il 31% si trovano in stato di attività e riattivazione e il 54% in quiescenza. I fenomeni che hanno coinvolto città toscane sono stati 365, altri 369 hanno provocato danni ad edifici e case sparse, mentre 1721 hanno interessato le strade della regione e 329 infrastrutture o strutture di servizio pubbliche.
 
La tragedia si è ripetuta poi, per due volte, in questo mese di aprile, prima a Merano e poi a Ventotene. Nella provincia di Bolzano, una frana ha travolto la linea ferroviaria della Val Venosta, uccidendo nove passeggeri di un treno, mentre nell’isola del Lazio sono state coinvolte due scolaresche e hanno perso la vita due ragazze giovanissime. 
 

Nella zona dell’Alto Adige si contano storicamente 1.955 frane, per un’area totale di oltre 463 chilometri quadrati. L’85% dei fenomeni sono attivi o quiescenti e 25 hanno interessato centri abitati; nel Lazio, invece, le frane censite sono 5mila 531 (448 solo in provincia di Latina) ma della maggior parte, ben l’83%, non si conosce lo stato di attività, per cui è difficile fare previsioni su possibili ripetizioni.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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