Le pen drive dei Casalesi

Alessandro De Pascale

CAMORRA. L’arresto di Nicola Panaro, boss dei Casalesi detto “il principino”, secondo gli inquirenti della Direzione investigativa antimafia di Napoli, potrebbe agevolare ulteriormente le prossime operazioni contro il sanguinario clan camorristico del casertano.

L’arresto di Nicola Panaro, boss dei Casalesi detto “il principino”, secondo gli inquirenti della Direzione investigativa antimafia di Napoli, potrebbe agevolare ulteriormente le prossime operazioni contro il sanguinario clan camorristico del casertano. Perché dentro l’appartamento-rifugio in cui, mercoledì scorso, è stato tratto in arresto Panaro, i carabinieri hanno sequestrato diversi pennini usb per il computer.
 
Che potrebbero contenere importanti segreti dell’organizzazione. Infatti Nicola Panaro, destinatario di tre ordinanze di custodia cautelare (una per associazione camorristica, emessa nell’ambito dell’operazione Spartacus 3, mentre le altre sono per estorsione ai danni dei cantieri della ferrovia Alifana), non è un affiliato qualsiasi. Ricercato da sette anni era nella lista dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia. Cugino del capo dei Casalesi Francesco Schiavone detto Sandokan, Panaro è ritenuto il numero tre del clan camorristico dopo Michele Zagaria e Antonio Iovine.
 
Ma soprattutto è considerato il personaggio attualmente più potente dei Casalesi. Le pen drive sequestrate assieme a un computer sono ora nelle mani degli esperti informatici della scientifica di Napoli, per studiarne il contenuto. Molto probabile che all’interno ci siano preziose informazioni sulle persone taglieggiate a scopo estorsivo. Magari con l’elenco completo delle vittime e le cifre versate al clan. Oltre ad essere un grande appassionato di informatica e sistemi elettronici. Nell’appartamento, dotato di un eccellente sistema di videosorveglianza, sono infatti stati trovati rilevatori di microspie, disturbatori di frequenze, cellulari e antenne gps.
 
Oltre a importanti documenti, circa 10mila euro in contanti e carte di identità in bianco. E ovviamente ai pizzini usati dal latitante per comunicare con l’esterno. Panaro amava anche leggere. Gli inquirenti gli hanno trovato le tre ordinanze di custodia cautelare a suo carico. Altri pizzini gli erano già stati sequestrati nel 2008, durante l’operazione Spartacus 3, quando la guardia di finanza mise a soqquadro un altro suo covo. Dal quale il boss era fuggito in fretta e furia poco prima del blitz.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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