Le rinnovabili allo Stato

Dina Galano
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SENTENZA. La Corte Costituzione accoglie il ricorso della presidenza del Consiglio: la Puglia, in tema di energie pulite, ha deciso oltre la sua competenza. E, nell’inerzia del governo centrale, saltano anche le tutele ambientali.

La Puglia di Vendola, ormai è certo, fa da apripista nelle scelte politiche nazionali. Anche in tema di energie alternative, quando tenta di scavalcare l’inerzia del governo con autonome previsioni dirette a regolare lo sviluppo delle tecnologie pulite. Un’accelerazione apportata dalla legge regionale varata nell’ottobre 2008 che, tuttavia, ha incontrato lo stop della Corte Costituzione che ha invece optato per il ricorso della presidenza del Consiglio: la Regione non ha competenza, pur in assenza di precise linee guida a livello nazionale, a trattare determinate questioni.
 
E così, in un sol colpo, sono caduti gli articoli 2 e 3 della legge numero 31/2008 sulla “produzione di energia da fonti rinnovabili e per la riduzione di immissioni inquinanti e in materia ambientale”. Si è trattato, come chiariscono le motivazioni della sentenza depositate lo scorso 26 marzo, di un’indebita normazione che aveva vietato l’istallazione di impianti di energia alternativa nei parchi e nelle aree di particolare pregio paesaggistico (articolo 2) e innalzato a un megawatt la capacità di quelli che potevano essere costruiti attraverso una semplice Denuncia di inizio attività rilasciata dal Comune di appartenenza (articolo 3 della legge).
 
Va bene valorizzare la produzione di energia pulita, sembrano affermare gli ermellini, ma questo deve essere compito dello Stato. Spetta al ministro dello Sviluppo economico, in particolare, insieme al dicastero dell’Ambiente e dei Beni culturali, prevedere eventuali «maggiori soglie di capacità di generazione e le caratteristiche dei siti di installazione». Tutte le procedure avviate presso le amministrazioni comunali, dunque, dovranno tornare agli uffici della Regione e seguire il più oneroso iter della Valutazione di impatto ambientale.
 
Si teme la riesumazione di vecchi progetti e, come ha dichiarato Onofrio Introna, assessore uscente all’Ambiente e riconfermato in Regione dal voto elettorale, «ancora una volta la Puglia viene penalizzata per le proprie scelte e ci aspettiamo un rallentamento delle pratiche». Anche sul fronte della tutela ambientale, il governo pugliese dovrà retrocedere. Le zone agricole, i siti della Rete Natura 2000, le aree protette, le oasi e le zone umide tutelate a livello internazionale in cui la Regione aveva scelto di impedire la costruzione di impianti fotovoltaici, eolici o a biomassa per l’impatto che necessariamente comportano su paesaggio e natura, tornano a essere esposte al rischio dell’istallazione.
 
L’unico auspicio è che si legga anche tra le righe della sentenza, che colpisce il legislatore regionale sì nella competenza, ma non nel merito della scelta. Scrive, infatti, la Consulta: «Va affermata la necessità, al fine di contemperare la diffusione degli impianti da energie rinnovabili con la conservazione delle aree di pregio ambientale, che lo Stato assuma l’iniziativa di attivare la procedura di cooperazione prevista per l’elaborazione delle linee guida».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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