Msf: nei tg italiani Garlasco batte i raid aerei in Pakistan

Susan Dabbous

DOSSIER. Medici senza frontiere lancia la sua annuale campagna per accendere i riflettori sulle crisi dimenticate dai media nelle aree di conflitto. I casi più gravi: Sri Lanka e Repubblica Democratica del Congo.

A volte anche i giornalisti si indignano. E si sfogano. Non lo possono fare nei Tg e nemmeno nei giornali, ma in occasione della presentazione del rapporto di Medici senza frontiere sulle “Crisi dimenticate” c’è chi ne approfitta per togliersi, più che un sassolino, un macigno dalla scarpa. Lo fa Enzo Nucci, responsabile della sede Rai di Nairobi, che a breve potrebbe chiudere per ragioni economiche, ricordando che in occasione degli scontri in Kenya durante le elezioni del 2008, la Rai ha preferito focalizzare i suoi servizi sugli italiani in vacanza in Malindi piuttosto che sulla polizia che sparava ad altezza uomo durante le manifestazioni di protesta.
 
Anche quest’anno il dossier, realizzato assieme all’Osservatorio di Pavia, ha registrato all’incirca lo stesso dato del 2008: ai conflitti nel mondo viene dedicato solo il 6 per cento delle notizie nei 6 principali Telegiornali nazionali. Il dato però è una media, e basta analizzare i numeri più nel dettaglio per scoprire che le differenze sono comunque notevoli: se il Tg3 dedica il 10 per cento dei propri servizi ai conflitti e alle malattie dei Paesi poveri, Studio aperto si limita al 3 per cento.
 
L’oblio su ciò che succede nelle zone di guerra (tra le meno trattate figurano lo Sri Lanka, la Repubblica Democratica del Congo e il Sudan) secondo il direttore generale di Msf Kostas Moschochoritis, danneggia sia la qualità dell’informazione che la risoluzione dei conflitti stessi «su cui è necessario accendere i riflettori».
 
La maggior parte delle notizie sui conflitti trattate nei telegiornali sono dedicate all’Afghanistan: nel 2009 sono stati realizzati 1.632 servizi sul Paese asiatico, di cui 923 riguardanti il coinvolgimento del contingente militare italiano. Un altro buon numero viene riservato a eventi accaduti a soldati e giornalisti occidentali. Poca roba resta quindi sullo stato di salute della popolazione afgana. Per quanto riguarda poi la Somalia, Paese dove esistono forti interessi italiani, delle 293 notizie totali del 2009 ben 110 sono state focalizzate sul sequestro del rimorchiatore italiano.
 
A fronte di un peggioramento della condizione della popolazione civile nell’entroterra, appare paradossale che tutta l’attenzione mediatica sia focalizzata sulla pirateria in mare. Per evidenziare il contrasto tra spazio dedicato ad alcune notizie piuttosto che ai conflitti in corso, l’Osservatorio di Pavia quest’anno ha conteggiato il numero dei servizi dedicati al caso di cronanca giudiziaria del delitto di Garlasco: 585, contro i 225 dedicati al Pakistan, Paese dove sono tuttora in corsa operazioni militari che hanno portato non solo a molti morti e feriti, ma soprattutto a un numero enorme di sfollati (oltre un milione durante il 2009). 
 
Per conoscere in dettaglio il rapporto è stato lanciato ieri il nuovo sito www.crisidimenticate.it e un libro “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2009” edito da Marsilio.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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