Pechino-Taipei, passi avanti sugli accordi commerciali

Paolo Tosatti

ASIA. I delegati dei due Paesi si sono incontrati ieri nella capitale taiwanese per il secondo round di colloqui sull’Ecfa, l’Economic cooperation framewok agreement. L’isola però è ancora divisa sull’opportunità dell’intesa.

Nuovi passi avanti tra Pechino e Taipei verso la firma dell’Ecfa (Economic cooperation framework agreement), l’accordo quadro che dovrebbe regolare gli scambi economici, commerciali e finanziari tra la Cina e Taiwan. I delegati dei due Paesi si sono incontrati ieri nella capitale dell’isola per un meeting di due giorni, con l’obiettivo di stilare una lista di industrie che dovrebbero godere di tariffe agevolate nel momento in cui l’intesa dovesse entrare in vigore.
 
Il vertice, che rappresenta il secondo round di colloqui formali in materia tra i due lati dello stretto, è stato accolto da una piccola manifestazione di protesta: una cinquantina di persone si sono riunite davanti all’ingresso dell’hotel Taoyuan, sede dell’incontro, urlando slogan contro l’accordo, la Cina e il governo. «Vogliamo proteggere la sovranità di Taiwan e il futuro del nostro Paese», ha dichiarato Chang Jaw-liang, uno degli organizzatori dell’assembramento. Nonostante il presidente Ma Ying-jeou e l’esecutivo sostengano la necessità di firmare l’Ecfa il prima possibile (alcuni analisti pensano che la parafatura potrebbe arrivare entro giugno), la società taiwanese è infatti ancora fortemente spaccata sull’opportunità di sottoscrivere un simile patto.
 
I favorevoli sottolineano che più che una scelta si tratta di una necessità: in un momento in cui Pechino sta stringendo alleanze con molti Paesi dell’area (Dal Giappone al Vietnam) per garantirsi rapporti economici e commerciali privilegiati, la mancata firma comporterebbe un isolamento estremamente pregiudizievole per l’isola. Senza contare che il trattato consentirebbe l’accesso al vastissimo mercato cinese, favorendo lo sviluppo e creando posti di lavoro. Una visione diametralmente opposta a quella dei detrattori dell’intesa, nelle cui prime file è schierato il Democratic progressive party, principale partito d’opposizione.
 
I critici considerano l’accordo dannoso, evidenziando che consegnerebbe l’isola nella mani dei gruppi economici e finanziari di Pechino, riducendo l’occupazione e consentendo al colosso asiatico di drenare mano d’opera, risorse e competenze tecniche da Taipei.
 
Le discussioni preliminari sull’Ecfa (originariamente denominata Ceca, Comprehensive economic cooperation agreement) sono iniziate nel febbraio del 2009. Durante questo periodo l’accordo quadro è stato utilizzato dai due governi come apripista per rinsaldare le reciproche relazioni e migliore il dialogo. Per il presidente Ma Ying-jeou si tratta di una buona opportunità per portare avanti la sua politica di riavvicinamento alla terraferma senza essere però costretto a svendere il suo Paese allo storico rivale.
 
Non è del tutto escluso infatti che nell’ex Formosa il fronte anticinese possa prendere nuovamente il sopravvento, vanificando i passi avanti compiuti fino a questo momento. Un timore che il capo di Stato taiwanese potrebbe sfruttare a proprio vantaggio, spingendo Pechino a concessioni altrimenti impensabili.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31