Sacconi affossa il verde
LAVORO. Il vertice dei ministri del Lavoro e delle Politiche sociali del G20 a Washington discute nuove iniziative per creare occupazione. L’Italia si distingue per una invettiva antiambientalista.
Allarme ripresa senza lavoro. Il segnale rosso è emerso ieri al termine dei lavori dell’atteso vertice dei Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali dei Paesi membri del G20 a Washington, convocato su iniziativa del presidente Obama a seguito del vertice dei Capi di Stato e di Governo di Pittsburgh del settembre scorso. L’obiettivo per i ministri è spingere sulla creazione di nuovi lavori rinforzando i progetti di stimolo all’economia. In un comunicato congiunto del Gruppo dei 20 si legge che «i capi di stato devono dare priorità all’occupazione, al sostegno sociale, mentre gettano le fondamenta per una crescita forte e sostenibile per tutti».
Potenziare l’occupazione, migliorare la formazione professionale, implementare la qualità dei posti di lavoro e delle politiche del mercato del lavoro. Queste le ricette individuate durante il summit per superare l’empasse ed evitare quello che il Fondo monetario internazionale nel World Economic Outlook, il rapporto semestrale del Fmi, ha definito «il rischio di disoccupazione cronica, con forte indebolimento del tessuto sociale».
Presente per l’Italia il ministro del Lavoro Sacconi che limita i toni drastici e minimizza i risultati del rapporto del fondo monetario. «Il problema non è tanto il numero dei disoccupati, ma il fatto che per alcuni gruppi di persone, sempre le stesse, si cronicizzi una situazione di lontananza dal lavoro, ovvero che possano restare senza lavoro a lungo » ha affermato il ministro durante una conferenza stampa all’ambasciata di Washington.
Una delle soluzioni risiede nella riforma della formazione. «Fin ora non ha mai funzionato - ironizza Sacconi con i giornalisti illustrando la sua ricetta - bisogna far si che apprendimento e lavoro siano due mondi vicini. Non si può più fare formazione in aule per materie, la formazione va fatta ora in situazioni lavorativa per competenze, mica si può prendere un cassintegrato o un giovane in apprendistato e metterlo in un aula a fare inglese o informatica». Un elogio all’intelligenza del lavoro delle mani e del fare che trova molti critici tra gli esperti.
Si è parlato anche di green job, chiave di volta della strategia di ripresa del presidente Obama. Durante le celebrazioni dell’Earth Day il presidente Usa ha ricordato come gli 80 miliardi di dollari investiti nel settore della green economy sono stati fondamentali nel limitare il numero dei posti di lavoro bruciati e a creare nuove professionalità. Non pare essere dello stesso parere Sacconi: «La green economy fa perdere posti di lavoro, non è un nuovo segmento dell’economia ma un carattere dell’innovazione pervasiva. Questo vuol dire che c’è il rischio che possa bruciare posti di lavoro e avere un saldo occupazionale negativo».
Secondo il ministro pare non sembri funzionare nemmeno in Usa, nonostante le innumerevoli analisi che promuovono i green job Usa, incluse quelle dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro .«Qua in Usa non mi sembrano molto convinti che stia funzionando molto bene». Non decolla, infine, la proposta sostenuta dall’Italia di creare una governance globale del lavoro coinvolgendo l’Ilo e Fondo Monetario internazionale, e per includere tra i “sistemi di allerta” anche indicatori economici legati alla sostenibilità sociale.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






