Sei ordigni devastano Baghdad. Oltre 30 i morti

Annalena Di Giovanni
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MEDIO ORIENTE. Cinque attacchi sono stati compiuti con autobombe parcheggiate a Shula, Shukuk e Alawi. Il sesto da un kamikaze che si è fatto esplodere nei pressi della ex sede dell’ambasciata britannica.

Oltre 30 morti, e Al Qaeda come sola pista. Sei le esplosioni, a poca distanza l’una dall’altra; quanto basta per sospettare un’attenta pianificazione. Cinque sono stati compiuti con autobomba parcheggiate a Shula e a Shukuk, nel nord-ovest della città, ma anche ad Alawi, nel centro, e nel quartiere meridionale di Shurta Rabaa.
 
Il sesto attacco è stato compiuto da un kamikaze che si è fatto esplodere nei pressi della ex sede dell’ambasciata britannica nel centro di Baghdad. Un’allerta, secondo gli analisti, contro le trattative per il nuovo governo. Lo scrutinio del voto del 7 marzo per eleggere il nuovo governo si è concluso con l’ex uomo di Washington e premier fino al 2005, Iyyad Allawi, e la sua formazione laica Iraqiya, in vantaggio sul premier uscente Nouri al Maliki (a sua volta a capo di una formazione sciita moderata malvista sia dagli Usa che dall’Iran) di soli due seggi.
 
Troppo poco per marcare una vittoria netta, in una situazione confusa come quella irachena. A trarne vantaggio è il terzo della lista: Moqtada As Sadr, un tempo leader spirituale del movimento saadrista e signore della guerra, oggi notevolmente ridimensionato dalla generale perdita di terreno che tutti i movimenti religiosi e settari hanno subito in Iraq. Il testa a testa ha rilanciato Moqtada as Sadr, che con i suoi 39 seggi su 325 è adesso l’unico ago della bilancia possibile per chiunque voglia formare una coalizione.
 
Starà a lui decidere con chi andare; il suo discorso religioso prettamente sciita suggerirebbe l’alleanza con Nouri al Maliki e il suo partito Da’wa. Ma Nouri al Maliki nel precedente governo ha forzato una serie di regolamenti per privatizzare il petrolio e per cedere i giacimenti alle multinazionali estere. Una misura criticata da As Sadr, che durante il dibattito parlamentare sulle privatizzazioni aveva ritirato i propri deputati dal parlamento.
 
Inoltre, Da’wa è da sempre malvisto, come partito, a Teheran; Moqtada invece negli ultimi anni si è notevolmente avvicinato all’orbita iraniana. Nell’indecisione il leader ha indetto in questi giorni un referendum nelle zone da lui controllate. A detta di As Sadr la coalizione si farà con Allawi o con al Maliki nel ruolo di premier. Intanto il Pentagono si è trovato in questi giorni a dover gestire l’ennesimo grattacapo iracheno, ancora una volta, partito da internet.
 
Sul sito di informazioni classificate WikiLeaks è comparso un filmato che mostra i soldati americani in azione mentre freddano dodici iracheni nel sud di Baghdad. Fra loro, due giornalisti della Reuters. L’esercito Usa si è affrettato a specificare che l’apparecchiatura dei due giornalisti era stata scambiata per un mortaio, ma disturba la sequenza finale del filmato. In essa un paramedico chiede di poter soccorrere due bambini martoriati dalle schegge delle bombe americane.
 
«È colpa loro se mandano i loro figli in battaglia», è la secca replica di un soldato Usa.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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