Sri Lanka, i sogni dinastici del presidente Rajapaksa

Paolo Tosatti
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ASIA. Urne aperte nel Paese per le elezioni parlamentari. Il capo di Stato punta a ottenere la maggioranza dei due terzi dell’assemblea. Con cui potrebbe modificare la Costituzione a vantaggio dei propri eredi.

La vera vittoria il presidente srilanchese Mahinda Rajapaksa l’ha già intascata un mese e mezzo fa, quando alle presidenziali del 26 gennaio si è visto confermare per altri sei anni il suo mandato alla guida del Paese.
 
Così alle parlamentari di oggi il leader si presenta con la sicurezza di chi non sta affrontando una sfida, ma gestendo un passaggio politico necessario al consolidamento del proprio potere.
 

I 14 milioni di elettori dell’isola sono chiamati alle urne per scegliere i 225 deputati del Parlamento unicamerale. Il partito di Rajapaksa, la United people’s freedom alliance (Upfa), è dato come superfavorito da tutti i sondaggi. Lo United national front (Unf), l’alleanza che aveva tentato invano di contrastare l’Upfa nella precedete tornata, si è dissolta rapidamente dopo la riconferma del presidente uscente. E il principale partito d’opposizione, lo United national party (Unp), ha deciso di presentarsi da solo alla competizione. Rajapaksa in questo momento è all’apice della sua popolarità.
 
La vittoria alle presidenziali gli ha consentito di consolidare l’immagine con cui si era presentato alla popolazione durante la precedente campagna elettorale: quella di “liberatore nazionale”, artefice della sconfitta dell’Ltte, le Tigri per la liberazione della patria tamil, e della conseguente pacificazione del Paese. 
È stato infatti lui a lanciare l’offensiva finale contro i guerriglieri ribelli che per 26 anni si sono battuti per l’indipendenza delle regioni del nord e del nord-est dell’isola, le zone abitante in prevalenza dall’etnia minoritaria tamil in una nazione a maggioranza cingalese; una guerra costata la vita a oltre 70mila persone.
 
All’inizio del suo mandato il leader aveva promesso che avrebbe risolto il problema delle Tigri una volta per tutte. Così è stato, e ora il presidente si gode la gloria del suo successo, senza troppo badare alle conseguenze degli scontri tra esercito e combattenti tamil, che hanno lasciato sul campo migliaia di morti e decine di migliaia di sfollati ancora in attesa di poter tornare nelle loro case.  Ma se il momento politico per Rajapaksa è dei più propizi, non è solo merito della fortuna.
 
Dopo la sconfitta dell’Ltte, consapevole della grande popolarità guadagnata, il leader non ha esitato un momento a convocare il voto prima della scadenza naturale del suo mandato, che era prevista per il 2011. In questo modo si è garantito altri 6 anni alla guida del Paese e la vittoria gli ha consentito di liberarsi di uno dei suoi principali oppositori, il generale Sarath Fonseka, che ha guidato sul campo l’offensiva finale contro i guerriglieri ribelli ed è poi sceso in politica per cercare di contrastare il capo dello Stato. Un tentativo che ha pagato caro: attualmente l’alto graduato sta affrontando un processo davanti alla corte marziale per aver svolto attività politica mentre era in servizio nell’esercito. 
 
Gli avversari diretti non sono quindi un problema per Rajpaksa: l’unica incognita che assilla il leader riguarda la misura del suo trionfo. Il presidente punta infatti a ottenere la maggioranza dei due terzi al Parlamento, in modo da poter finalmente procedere senza intralci a quella riforma della costituzione che ha più volte promesso al Paese, stando tuttavia ben attento a non parlare dei contenuti. 
 
Un particolare affatto trascurabile, che ha diffuso in tutto l’isola il timore che il capo di Stato voglia modificare la costituzione per rafforzare ulteriormente il proprio potere. 
 

D’altro canto sono ormai diversi anni che il presidente sogna di legare per sempre il proprio nome a quello dello Sri Lanka, e le prossime elezioni rappresentano in questo senso un’occasione d’oro: non a caso due fratelli del leader, Basil e Chamal, sono candidati nei distretti di Gampaha e Hambantota, nel secondo dei quali si presentano anche il figlio maggiore Namal e la nipote Nirupama. Sono in molti a credere che Basil potrebbe diventare il prossimo primo ministro srilankese, mentre il fratello Gotabhaya potrebbe vedersi confermare la carica di segretario alla Difesa che già ricopre.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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