Teleperformance, oltre 1.000 esuberi

PROTESTE. Sono state formalmente aperte da Teleperformance, operatore leader nell’offerta di servizi di telemarketing, le procedure per licenziare circa 1.000 dipendenti, di cui quasi 700 a Taranto e i restanti a Roma.

Sono state formalmente aperte da Teleperformance, operatore leader nell’offerta di servizi di telemarketing, le procedure per licenziare circa 1.000 dipendenti, di cui quasi 700 a Taranto e i restanti a Roma. Lo annuncia la Slc Cgil, spiegando che l’avvio delle procedure è stato formalizzato ieri sera, e si dice pronta alla massima mobilitazione.
 
«Nessuno potrà sottrarsi alle proprie responsabilità: azienda, committenti, istituzioni locali e governo. O i licenziamenti verranno ritirati o sarà scontro senza precedenti con tutti coloro che pensano che a pagare debbano essere i lavoratori», dice Alessandro Genovesi, segretario nazionale del sindacato dei lavoratori della comunicazione aderenti a Cgil. Nei prossimi giorni ci sarà un incontro con l’azienda, come previsto dalla legge, ma, sostiene il sindacalista, è  l’intero settore che «necessita di una politica generale per la tenuta occupazionale oggi, per lo sviluppo domani».
 
Per questo la Slc Cgil proporrà nei prossimi giorni a Fistel-Cisl e Uilcom-Uil di mettere in campo un’azione diffusa senza escludere una protesta generale di tutto il settore dei call center.
 
Segnatamente, i sindacati sono sul piede di guerra in particolare per lo stabilimento di Taranto: «Se l’obiettivo dell’azienda e’ quello di continuare ad investire per la sede di Taranto e per la crescita ed il mantenimento dei posti di lavoro, bisogna certamente puntare al recupero dell’efficienza e della competitività, che non si possono certo raggiungere se l’azienda stessa continua a generare un clima di terrore fra gli operatori. Confermiamo il nostro impegno, come organizzazioni sindacali, per trovare tutte le possibili soluzioni affinché Teleperformance Italia possa continuare ad essere presente sul mercato italiano, ed insieme ad essa, anche tutti i lavoratori ad oggi impiegati». 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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