Un matrimonio atomico
ENERGIA. A Villa Gernetto, Putin e Berlusconi parlano di fonti di approvvigionamento, commercio e rafforzamento dei legami tra Italia e Russia. Sarà il nucleare la nuova chiave di volta della loro alleanza.
Dal nucleare all’approvvigionamento energetico, passando per il commercio, è sempre più stretto il connubio tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, primo ministro ed ex presidente della Federazione Russa. I due capi di governo si sono incontrati ieri nelle stanze di Villa Gernetto, l’ultima delle dimore del Cavaliere, a Lesmo, in provincia di Monza, per parlare di affari e cercare di rafforzare ulteriormente, tra una cena informale e un incontro istituzionale, il già solido legame tra i rispettivi Paesi. La settecentesca dimora è stata scelta dal presidente del Consiglio non solo come sede del vertice, ma anche per offrire un confortevole soggiorno al sempre più intimo amico russo, con cui ormai da otto anni condivide aperitivi a base di vodka e caviale nella dacia di Zavidovo, tenuta di caccia presidenziale russa, gite in idrovolante sul lago Valdai, nuotate nel mar della Sardegna a Villa Certosa e cocktail a Porto Rotondo.
Ad accompagnare i due leader, nutrite delegazioni di politici ed esponenti del mondo degli affari: tra gli italiani il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, Fulvio Conti, ad dell’Enel, Marco Tronchetti Provera, presidente del gruppo Pirelli; tra i russi invece il vice premier con la delega all’Energia Igor Secin, il ministro dell’Energia Sergey Shmatko, il presidente di Gazprom Alexej Miller, Vladimir Igorevich Kozin, capo del governatorato del presidente della federazione, Yury Viktorovich Ushakov, vice capo dell’apparato di governo della federazione, Alexnder Vikthorovich Grushko, vice ministro degli Affari esteri e Andrej Vladimirovic Dementiev, vice ministro dell’Industria e del commercio. coosto d’onore sul tavolo negoziale è stato riservato alla questione nucleare. Roma e Mosca hanno siglato un accordo per un progetto di ricerca sulla fusione atomica, nell’ambito del programma Ignitor, che si avvale delle ricerche e degli esperimenti condotti da eminenti scienziati russi e italiani.
«Abbiamo parlato molto del futuro dell’energia nel mondo e sottoscritto un patto che può segnare una svolta per il nucleare. Un progetto che potrà cambiare gli scenari della produzione di energia per le generazioni future e aprire una nuova frontiera», ha dichiarato Berlusconi. Il presidente del Consiglio ha aggiunto inoltre che i lavori per la prima centrale nucleare in Italia «inizieranno entro tre anni», sottolineando che il ministro per lo Sviluppo economico Scajola «è intenzionato a farli partire entro questa legislatura ». Punto centrale dell’accordo, firmato anche da Fulvio Conti, amministratore delegato e direttore generale dell’Enel, e Boris Ko valchuk, presidente del consiglio d’amministrazione dell’Inter Rao Ues, compagnia energetica russa, è un memorandum d’intesa per la cooperazione nei settori del nucleare, della costruzione di nuovi impianti, dell’innovazione tecnica e dell’efficienza energetica. Il trattato prevede la realizzazione di una nuova centrale atomica a Kaliningrad, exclave russa situata tra Polonia e Lituania. La centrale sarà composta da due impianti da 1.170 megawatt l’uno e utilizzerà la tecnologia di terza generazione Vver 1200.
Una volta entrata in funzione, tra il 2016 e il 2018, una quota rilevante dell’energia prodotta sarà destinata ai vicini mercati europei. In base ai termini dell’accordo la Inter Rao Ues stabilirà le condizioni per la partecipazione di investitori esteri al nuovo progetto, mentre all’Enel saranno affidati gli aspetti tecnici, economici e normativi della realizzazione dell’impianto. In agenda anche la questione dell’approvvigionamento energetico. Sabato, a Vienna, il primo ministro russo ha raggiunto un accordo con il presidente austriaco Werner Faymann, ottenendo anche dall’Austria il via libera al progetto South Stream. Sviluppato congiuntamente da Eni e Gazprom, il gasdotto dovrebbe entrare in funzione nel 2015, trasportando 63 miliardi di metri cubi di gas naturale russo all’anno in Bulgaria e poi in Italia e Austria attraverso il Mar Nero. Una volta ultimato l’impianto dovrebbe coprirà il 35 per cento delle forniture di gas russo all’Europa. L’attenzione delle due delegazioni si è concentrata anche sulle manovre necessarie a rafforzare l’interscambio tra i due Paesi: un rapporto calato nel 2009 a 32,9 miliardi di dollari contro i 52,9 del 2008.
Attualmente l’Italia è al quarto posto nel mondo per volume di scambi con Mosca, preceduta da Germania, Olanda e Cina. Putin ha sottolineato che Roma e Mosca debbano impegnarsi per ripristinare i livelli precedenti alla crisi: «Dobbiamo fare passi attivi. Normalmente si pensa che alla base della nostra cooperazione ci sia l’energia, e prevalentemente è così, però non si esaurisce tutto qui». Il primo ministro russo ha ricordato la collaborazione nei settori chimico, metalmeccanico, dell’aviazione e della ricerca ed esplorazione spaziali. Come segno di amicizia nei confronti dell’Italia il leader ha anche annunciato lo stanziamento di 7,2 milioni di euro per la ricostruzione di Palazzo Andinghelli e della Chiesa di San Gregorio Magno a L’Aquila, accettando l’invito a presenziare alla prima messa una volta che i lavori saranno conclusi. Perché l’espediente panem et circenses funziona sempre, da Palazzo Chigi al Cremlino.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







