Aquino vicino alla vittoria. «Combatterò la corruzione»

Paolo Tosatti
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FILIPPINE. In netto vantaggio sui principali rivali, il futuro presidente parla già da vincitore e promette di contrastare un fenomeno endemico in tutto il Paese. Ma sono molti i problemi che affliggono l’arcipelago.

La conferma ufficiale fugherà gli ultimi dubbi rimasti ma non aggiungerà nulla di nuovo a un dato ormai ineluttabile: Benigno “Noynoy” Aquino è il nuovo presidente delle Filippine. Con lo spoglio ormai vicino all’80 per cento dei voti, Aquino è in testa con oltre il 40 per cento delle preferenze, mentre i suoi principali sfidanti, l’attore ed ex presidente Joseph Estrada e il senatore e imprenditore Manuel Villar sono rispettivamente a poco più del 25 e al 14. Preso atto dell’ineluttabile forza dei numeri, con grande fair play Villar ha già provveduto a complimentarsi con il futuro capo di Stato.
 
«Il popolo filippino ha deciso. Mi congratulo con Aquino per la sua vittoria. Le sfide che lui e l’intero Paese sono chiamati ad affrontare sono enormi e dobbiamo lavorare insieme per superarle». Estrada si è invece dimostrato più riluttante, riconoscendo la sconfitta a denti stretti ma lasciando intendere di stare considerando la possibilità di un ricorso contro la commissione elettorale, rea a suo parere di aver diffuso i risultati a conteggio ancora in corso.
 
Tanto che, per evitare ulteriori polemiche, i commissari hanno deciso di non rilasciare altri dati parziali, in modo da non interferire in alcun modo con la procedura che assegna al Congresso il compito di ufficializzare la nomina del nuovo presidente una volta terminato il riconteggio manuale delle schede. Intanto, sostenuto da risultati parziali, Aquino parla già da vincitore, elencando le sue priorità una volta alla guida del Paese. «Voglio essere fedele allo slogan della mia campagna elettorale. I governanti hanno perso la loro influenza positiva sugli elettori a causa della corruzione.
 
Quindi la lotta alla corruzione sarà in cima all’agenda politica». Oltre all’endemicità di questo fenomeno, però, il futuro leader dovrà anche fare i conti con la povertà sempre più diffusa, con la guerriglia musulmana separatista del Sud, un sistema giudiziario tutt’altro che efficiente e le numerose organizzazioni criminali che operano in tutto il Paese, spesso sostenute da signorotti della guerra locali. «È necessario che i governanti riacquistino la fiducia delle persone», ha dichiarato Aquino.
 
«Questo è possibile migliorando innanzitutto i settori dell’educazione, dell’assistenza sanitaria e della giustizia». L’intento del futuro presidente sembra quello di voler cavalcare la spinta al cambiamento che ha animato l’elettorato nelle consultazioni di lunedì, che hanno fatto registrare un’affluenza alle urne superiore all’85 per cento malgrado gli episodi di violenza che si sono registrati prima e durante le elezioni, con oltre 10 morti. Il compito che attende Aquino, però, non è certo facile.
 
E per governare un Paese passato per un ventennio di dittatura parassitaria a cui è seguito un periodo di fortissima instabilità politica, culminato con quasi un decennio di presidenza di una figura quanto meno discutibile come Gloria Macapagal-Arroyo, l’entusiasmo non sarà certo sufficiente.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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