Atenei in rivolta contro la Gelmini
PROTESTA. La settimana di mobilitazioni contro la riforma universitaria termina davanti al Parlamento.
La settimana di mobilitazioni contro il ddl Gelmini oggi raggiungerà il suo apice. Questa mattina, a Roma, ricercatori universitari da tutta Italia manifesteranno davanti al Senato a fianco di studenti, docenti, precari e personale tecnico amministrativo.
«È ora il momento di mobilitarsi, non a ottobre o novembre, ma adesso che il ddl Gelmini è discussione in Senato, prima che il danno venga prodotto», spiegano dalla Flc Cgil.
«E occorre mobilitarsi tutti insieme: sbaglia chi si illude di ritagliarsi nel quadro generale soluzioni parziali dal momento che le uniche possibili sono complessive e interdipendenti. Per esempio, non c’è soluzione vera ai problemi dei ricercatori se non si affrontano in modo adeguato i nodi del reclutamento, del futuro dei giovani, dello stato giuridico che riconosca il lavoro svolto». Tagli ai finanziamenti, precarizzazione del personale, inserimento dei privati negli organi di governo degli atenei.
Dalle assemblee di precari e studenti emerge un progetto di governo che contrappone l’università di massa a quella di qualità, individuando banalmente quest’ultima nella riduzione dei numeri degli aventi diritto ad accedervi e nel governo centralizzato degli atenei.
Anche il modello di docenza che si prospetta con la riforma spaventa il mondo dell’università: sempre meno docenti di ruolo a fronte di un’ampia base di precari che svolgeranno funzioni di docenza senza che queste gli vengano riconosciute. «Cosa che già accade ma che rischia di consolidarsi come modalità stabile di funzionamento», commentano i ricercatori.
Oggi, invece, con la protesta generalizzata di tutti gli atenei a livello nazionale si manifesterà la volontà di contrapporre al progetto del governo una vera e propria contro-riforma: abolizione dei tagli al finanziamento degli atenei, dei ricercatori e del diritto allo studio, elaborazione di forme di governo efficaci e partecipate e di metodi di valutazione in grado di riconoscere il merito e la qualità, mantenimento dell’autonomia e carattere pubblico del sistema universitario.
Così la settimana in corso degli atenei italiani è caratterizzata da lezioni pubbliche, dibattiti con gli studenti, informazione all’opinione pubblica. La mobilitazione è iniziata lunedì con le prime assemblee in tutta Italia. Ieri la giornata è stata caratterizzata da presidi, assemblee nella maggior parte delle università lombarde, a Messina e a Palermo, mentre all’università Politecnica delle Marche i ricercatori hanno occupato pacificamente il Rettorato consegnando le proprie dichiarazioni di indisponibilità alla didattica e chiedendo al rettore atti concreti di solidarietà quali la sospensione dei provvedimenti di prepensionamento e modifiche allo Statuto di ateneo che attenuino le ricadute negative del ddl.
Occupazione anche all’università di Modena e di Reggio Emilia, al Politecnico di Torino e nei tre atenei romani, Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre. Nei prossimi giorni, invece, sono previste altre iniziative di protesta.
Tra queste, sabato 22 maggio i ricercatori dell’università Politecnica delle Marche allestiranno in piazza Roma, ad Ancona, dalla mattina fino a sera, un “Researcher Corner”, con superenalotto che mira a raccogliere 25mila euro, circa un euro a ricercatore, da giocare nella speranza di una vincita che possa finanziare la ricerca. Alle mobilitazioni indette dai sindacati hanno preso parte anche gli studenti precari, che da tempo scendono in piazza contro la riforma dell’università e che saranno presenti anche oggi, a fianco dei ricercatori.
«Il ddl Gelmini, infatti, prevede che i cda degli atenei assorbano gran parte dei poteri deliberativi e siano interamente di nomina rettorale», denunciano gli studenti che lunedì si sono riuniti in assemblea alla Sapienza, a Roma «e prevedono un minimo del 40 per cento di componente di enti privati, riducendo invece la rappresentanza studentesca.
D’altro canto, vengono potenziate forme di indebitamento individuale a carico degli studenti come il prestito d’onore mentre verrà introdotto un Fondo per il merito che elargirà contributi monetari sulla base di test a crocette gestiti da una spa.
Inoltre, con la recente manovra prevista dai governi europei, sono previsti ulteriori tagli alla spesa pubblica che con buona probabilità colpiranno nuovamente il settore della formazione e della ricerca. In questo contesto non c’è rivendicazione isolata o corporativa che possa riportare una vittoria».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







