Biodiversità, target mancato
DOSSIER. Legambiente denuncia: il mondo ha fallito gli obiettivi di conservazione che si era prefisso. I dati sull’impoverimento delle specie animali e vegetali preoccupano le Nazioni Unite. E l’Italia annaspa.
Tirano le somme, gli ambientalisti sul declino della biodiversità nel giorno in cui si apre la Conferenza nazionale organizzata dal ministero dell’Ambiente. Per l’Unione europea, i costi derivanti dal degrado degli ecosistemi stanno sopra i 50 miliardi di euro l’anno.
Ed è fallita la missione che il mondo si era dato per arrestare entro il 2010 la perdita di ambienti naturali, specie animali e vegetali, variabilità genetica. Secondo quanto si legge nel dossier “Biodiversità a rischio“ presentato alla vigilia dell’appuntamento governativo, «la biodiversità gode di pessima salute»: un terzo delle forme viventi nei vari ecosistemi del nostro pianeta è a rischio di estinzione e, allo stesso tempo, circa i due terzi degli ecosistemi nel mondo sono in declino.
«La crescita delle attività umane sta impoverendo la diversità delle specie a un tasso mille volte superiore a quello naturale», ha avvertito Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite.
Deforestazione, inquinamento industriale, desertificazione, cambiamenti di uso del suolo, introduzione di specie aliene, distruzione e frammentazione dell’habitat, riscaldamento globale sono i principali fattori della perdita di biodiversità, con conseguenze devastanti non solo per le specie animali e vegetali, ma anche per noi stessi. I costi economici derivanti dal degrado degli ecosistemi saranno pari al 7 per cento del Pil nel 2050.
Il rapporto delle Nazioni Unite sulla biodiversità, appena pubblicato, conferma che «il mondo ha fallito gli obiettivi che si era dato, di ridurre significativamente il tasso di perdita di biodiversità entro il 2010». E le prospettive non sono rosee: secondo uno studio dell’Agenzia per la valutazione ambientale dei Paesi Bassi, continuando con lo stesso trend, entro il 2050 avremo una riduzione del tasso di biodiversità pari al 15 per cento.
In Italia - avverte Legambiente - una specie di mammifero, il Prolago sardo, e una specie vegetale, la Radula visiniaca, sono da considerarsi estinti in natura, mentre nella categoria “gravemente minacciati” si trovano nove specie di pesci (tra cui l’anguilla europea, lo storione o il pesce angelo), due di rettili (la tartaruga liuto e la lucertola delle Eolie), tre specie di molluschi, e una specie di insetti (la farfalla Polyommatus humedasae), una di uccelli (il chiurlottello) e due di funghi.
Nonostante nell’elenco degli animali a rischio estinzione figuri ancora la foca monaca, tra le poche buone sul fronte della ricchezza naturale italiana c’è quella del ritorno del mammifero marino nelle acque italiane, dopo circa 60 anni, la ricomparsa delle api e la diminuzione della deforestazione. La perdita delle foreste, infatti, nel decennio 2000-2010 si è ridotta a 13 milioni di ettari l’anno rispetto ai 16 milioni di ettari perduti nel decennio precedente, anche se negli ultimi 10 anni è stata comunque persa una superficie forestale di oltre 50mila chilometri quadrati. Un polmone verde grande come due volte la Sicilia.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






