Bnp, la Lega d’oltremanica

Vincenzo Scalia (docente di criminologia presso la Anglia Ruskin University di Cambridge, Gran Bretagna; L'inkontro.info)
british.jpg

ANALISI. Tra i temi del weekend elettorale inglese vi è la crescita del British National Party, forza razzista e negazionista.

Per gli inglesi il weekend rappresenta un periodo speciale della settimana. Questo che sta per sopraggiungere riveste un carattere maggiormente speciale, non tanto per le elezioni politiche, evento tutto sommato regolare nella sua ciclicità. Questa tornata elettorale potrebbe portarci alcune novità significative, di mutamento radicale del quadro politico, che ad occhio nudo non sarebbero visibili: il primo scenario possibile, e il più probabile, è costitutuito dal ritorno al potere dei Tories dopo 13 anni di governo laburista. Il secondo è quello dell’Hung Parliament (parlamento sospeso, NdR), che dopo 33 anni segnerebbe il ritorno del governo di coalizione, in quanto gli ultimi sondaggi paventano la possibilita’ che nessuno dei due maggiori partiti ottenga la maggioranza assoluta dei seggi. L’ultimo scenario, che fa da corollario agli altri due, riguarda l’ingresso a Westminster di una forza dichiaratamente razzista e negazionista come il British National Party (Bnp), capitanata dal rampollo della borghesia Nick Griffin, che già nel 2009 stupì gli osservatori conquistando un seggio al Parlamento europeo.
 
Il bipartitismo rappresenta una tradizione consolidata della politica inglese fin dalla rivoluzione del 1688. La Gran Bretagna, a differenza dell’Italia, presenta un assetto istituzionale consolidato da secoli attorno alla monarchia, che ha retto, non senza conflitti e sussulti violenti ai mutamenti più radicali. David Cameron è un giovane leader, uscito dalla rivoluzione neo-liberale iniziata dalla Thatcher e proseguita da Tony Blair con tutti gli ammodernamenti del caso. Pur avendo studiato nei college e nelle grammar schools delle elite, Cameron si mostra attento agli strategie comunicative, ma soprattutto mostra di avere compreso il pastiche post ideologico avvenuto dagli anni ottanta in poi, che ha portato al prevalere delle ideologie cosiddette “post-materialiste”. Per questo si mostra sensibile ai temi dell’ecologia, della bioetica e dell’omosessualità, sparigliando ulteriormente le carte tra due schieramenti sempre piu’ ondivaghi.
 
Se passiamo ad analizzare la crescita del Bnp, in questo caso riscontriamo delle notevoli affinità col successo della Lega Nord in Italia. Griffin e camerati si sono mostrati abili sia nel manipolare le strategie comunicative odierne, sia nell’intercettare il malcontento dell’elettorato di sinistra di fronte alla modernizzazione apportata da Tony Blair al Partito laburista. Nelle aree industriali tradizionali, quali Liverpool, Manchester, Sheffield e l’East End londinese, le trasformazioni economiche hanno comportato non soltanto una crescita della disoccupazione e della povertà, ma anche la distruzione di un tessuto sociale e di un’identità collettiva consolidate da secoli, anche a fronte dell’aumento della popolazione di origine non europea.
 
La working class inglese, alle chimere della terza via e del welfare delle opportunità, giocate tutte sulla precarietà occupazionale  e sulla speculazione edilizia per rilanciare l’economia, hanno preferito le parole d’ordine più spicce ma anche più capaci di catturare consenso proposte dal Bnp. Nelle vecchie aree industriali, si è di conseguenza assistito ad un travaso costante non soltanto di consensi elettorali, ma anche di personale politico e di militanti, dal partito tradizionale della classe operaia alle forze dell’estrema destra, che si propongono il rimpatrio forzato dei migranti di prima generazione.
 
A rendere il vuoto a sinistra inglese simile a quello italiano, si aggiungono le divisioni alla sinistra del Labour, originate da logiche gruppettare, leaderismi sterili, rivalità intestine, che hanno vanificato la nascita di un partito promettente come Respect, che univa tutte le forze dell’estrema sinistra, e aveva arginato la crescita del Bnp tra il 2004 ed il 2005. La sindrome di Tafazzi colpisce anche oltremanica, e non c’è da stare allegri.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31