Bufale in prima pagina

Alberto Fiorillo (portavoce di Legambiente)

ANALISI. L’informazione ambientale in Italia se la passa male, gravata dagli stessi acciacchi di cui soffre l’informazione in generale. Tra conflitti di interesse, ricerca di scoop, pigrizia e superficialità, come guarire?

Quest’inverno Il Giornale ha utilizzato una pagina intera, firmata dal professor Franco Battaglia, per smentire le fesserie degli ambientalisti e assicurare che il global warming darà vita a un mondo migliore: meno cataclismi naturali, crollo delle morti per freddo, aumento della produzione agricola, riduzione della fame. E questo clima meno rigido – conclude Battaglia – metterà tutti di buonumore. In attesa che il grande caldo sparga epidemie di sorrisi, possiamo sempre farci due risate leggendo gli articoli di Battaglia. Tuttavia anche un quotidiano sicuramente più compassato e più attendibile ha pubblicato due volte, a diversi anni di distanza, la stessa notizia: la mucca inquina più del Tir. In realtà, com’è ovvio, lo scoop scientifico più che alla categoria bovini appartiene a quella delle bufale.
 

Il problema, come questo e altri esempi dimostrano, è che l’informazione ambientale in Italia se la passa male, gravata dagli stessi acciacchi di cui soffre l’informazione in generale. C’è un problema di conflitto di interessi, per cui i giornali tendono a sposare le scelte dei propri editori (così il confindustriale Sole 24 Ore è automaticamente favorevole al nucleare, come La Stampa promuove sempre a pieni voti la rottamazione delle auto). C’è un problema di ricerca dei colpi a effetto, del sensazionalismo (dire che una scoreggia di mucca produce più gas serra di un camion non è vero, ma incuriosisce il lettore). C’è, inoltre, un problema di superficialità e pigrizia (qualcuno dice anche di progressivo impoverimento economico delle redazioni), che spinge a fare sempre meno inchieste, a descrizioni sommarie, a una raccolta delle informazioni che si limita allo stretto indispensabile.
 
Non tutti i giornalisti sono così e non tutti i media sono colpiti in egual misura da queste patologie. Il virus, però, è diffuso e spesso spetta solo al lettore il compito di muoversi tra le righe cercando di capire cosa è falso, cosa lo è soltanto un po’ e cosa non lo è affatto, cosa è fazioso e cosa non lo è, cosa è stato scritto utilizzando testa e mani e cosa invece è fatto con i piedi.
 
Il fatto è che in contesto di questo tipo non viene meno solo l’utilità del media come fonte principale per la costruzione di opinione, ma evapora anche la possibilità di mettere alla gogna il marcio e di valorizzare le cose positive. Pensiamo al caso dei rifiuti speciali sotterrati in Campania: la Regione e le amministrazioni meridionali sono state giustamente colpevolizzate (talvolta anche le popolazioni locali, accusate di complicità o convivenza) ma quanta enfasi è stata dedicata al fatto che quella spazzatura è stata spedita lì da onesti imprenditori settentrionali? E prendiamo anche la vicenda dei parchi, un patrimonio (turistico, economico, naturale) di cui si parla quasi sempre solo per ragioni politiche e mai per le opportunità che queste aree offrono al Paese.
 
In definitiva, comunque, ci sarebbe un modo per rendere più sostenibile l’informazione ambientale: rendere più sostenibile il sistema dell’informazione. 

 

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31