Clima, lo stop della Ue

Alessio Postiglione

AMBIENTE. Le associazioni datoriali bocciano la proposta della Commissaria all’Ambiente Hedegaard di portare alla quota del -30% il taglio delle emissioni nocive. Sugli scudi anche Italia, Germania e Francia.

Go & stop. La commissaria al Clima Connie Hedegaard, infatti, l’altro ieri ha ufficialmente presentato la comunicazione della Commissione Ue, da tempo in cantiere, circa la necessità di portare al -30% le emissioni europee di gas serra rispetto al -20% già previsto dagli accordi in essere. Ma a causa del fronte degli Stati contrari, la proposta già viene congelata. Secondo le analisi della Commissione, infatti, a causa della crisi, i costi necessari per raggiungere l’obiettivo di riduzione del 20% è crollato a circa 48 miliardi di euro l’anno, entro il 2020, dagli iniziali 70. Di conseguenza, raggiungere il più ambizioso obiettivo del 30 costerebbe solo 11 miliardi in più, mentre per incentivare le aziende a percorrere la strada dell’economia verde e sostenibile sarebbe altresì necessario rivedere il mercato dei permessi ad inquinare ed imporre delle carbon tax.
 
La crisi ha, infatti, abbassato anche il costo dell’inquinamento per le aziende. Gli Stati che hanno raffreddato le aspettative della Commissione sono stati soprattutto Francia, Germania e Italia – con Antonio Tajani -, che hanno, in pratica dato voce ai molti portatori di interesse contrari. In primis, le associazioni datoriali, dato che anche Emma Marcegaglia ha detto di preferire il 20-20-20. Le aziende, infatti, per risalire la china della crisi non sono favorevoli ad assumere comportamenti virtuosi unilaterali. In realtà, proprio la Commissione – che rappresenta la Ue e non gli Stati membri – ha investito in una politica che sia da apripista, rispetto agli impegni oscillanti dei BrIC (Brasile, India e Cina) ma anche degli Usa.
 
Particolarmente polemica è stata anche la posizione di Eurelectric, che rappresenta i giganti dell’energia come Enel, Eon ed Edf. Greenpeace ha apertamente parlato di potere di ricatto delle organizzazioni datoriali circa la minaccia di nuove delocalizzazioni in Paesi extra-Ue, qualora il provvedimento -30% fosse passato. Minaccia falsa, secondo gli esperti di Greenpeace, perché non ci sarebbero prove di possibili nuove delocalizzazioni, ma che ha, comunque, sortito l’effetto di rendere flebile il consenso verso la proposta Hedegaard anche da parte di alcuni sindacati. L’asse franco tedesco ha defezionato dall’obiettivo -30%, per ora, soprattutto per quel che attiene la possibilità che la Ue si incammini verso tali provvedimenti da sola. Il ministro dell’industria d’Oltralpe Christian Estrosi e il suo collega tedesco Brüderle, infatti, hanno dichiarato che “Parigi e Berlino appoggerebbero la manovra solo se le altre nazioni s’impegnassero in modo comparabile”.
 
Estrosi ha, anche, in pratica sollevato una sorta di conflitto istituzionale nel triangolo decisionale dell’Europa evidenziando il problema che i costi delle proposte della Commissione vengono scaricati sugli Stati membri. Mentre Legambiente, infine, sostiene che solo con una nuova carbon tax ci si può incamminare verso l’economia verde, Standard&Poors ha pubblicato un report di segno avverso che dimostrerebbe l’impraticabilità della proposta Hedegaard.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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