Elezioni e liste fantoccio
LA DENUNCIA. A Ribera, in provincia di Agrigento, il candidato sindaco “crea” l’unica lista alternativa, con amici e familiari, così da togliere di mezzo il quorum. Interrogazione di parlamentari Pd: «Ora serve un’ispezione».
L'onorevole, il nipote e la testa di legno. Facebook ha già dato un titolo alla vicenda, tutta italiana, che vive Ribera, la cittadina di circa 20.000 abitanti in provincia di Agrigento che il prossimo 30 e 31 maggio dovrò decidere il nuovo sindaco, dopo che il vecchio è stato sfiduciato dall’intero consiglio comunale. Le cronache raccontano che a spingere l’acceleratore verso questo ribaltone sia stato l’Udc locale.
Il casus belli nasce il 5 maggio, immediatamente dopo il deposito delle liste elettorali, quando si scopre che l’unico candidato a sindaco è Carmelo Pace, Udc, vice presidente della provincia di Agrigento e nipote di Giuseppe Ruvolo, deputato nazionale e vice segretario regionale dell’Udc, l’uomo più influente della città. Ruvolo, infatti, è nato proprio a Ribera «il giorno del Santissimo Crocifisso» come recita la biografia sul suo sito internet. Per capire meglio la situazione è meglio fare un passo indietro, alla fase precedente al deposito delle liste elettorali.
Le trattative politiche avevano infatti portato alla creazione di una alleanza politica denominata “La grande coalizione”. Di questa facevano parte quasi tutti i partiti cittadini: Pdl, Pdl Sicilia, Mpa, Udc e Pd. Quest’ultimo però uscito spaccato dall’accordo. Il nome sul quale tutti concordano è proprio quello di Carmelo Pace che, però, a pochi minuti dalla scadenza dei termini, rifiuta l’apparentamento alla componente del Pd con la quale aveva precedentemente siglato l’accordo. In questo modo il Pd non ha più il tempo di trovare un candidato alternativo e non può presentare la propria lista di candidati al consiglio comunale.
Il Pd rimane clamorosamente escluso. Mentre Pace rimane l’unico candidato a sindaco della città. A questo punto, dinanzi alla prospettiva di doversi misurare in una sorta di referendum popolare, decide clamorosamente e dolosamente di aggirare la normativa elettorale organizzando la presentazione di un candidato “fantoccio” e di una lista di appoggio vergognosa. Il candidato “fantoccio” è Lillo Smeraglia, esponente di spicco della stessa Udc e suo fraterno amico. La lista che appoggia il candidato “cuscinetto” è composta da una serie di persone strettamente legate a Pace: la moglie, la mamma e il cognato.
«È stata fatta di proposito per dare un governo alla città. Fatta col sacrifico del mio migliore amico Smeraglia», dirà poi lo stesso Pace in un intervista su Youtube. Questo perchè, secondo l’esponente dell’Udc, si voleva far rimanere il paese dell’agrigentino ancora in amministrazione controllata. Mai, a parere del candidato “unico”, si sarebbe raggiunto il quorum necessario per convalidare le elezioni. Infatti, la legge prescrive che in casi come questi le elezioni siano valide solo se si reca alle urne almeno il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto.
Una presunta paura smentita dai fatti: secondo i dati pubblicati sul sito della Regione Sicilia alle scorse elezioni provinciali hanno votato 10.930 persone, pari al 54,78 per cento, alle ultime Comunali 13.627 pari al 67,76%. Un’anomalia che ha spinto gli onorevoli Lumia e Crocetta (Pd) a «chiedere un’ispezione ministeriale, finalizzata a verificare la validità delle elezioni amministrative di Ribera, dove si sta manifestando una situazione di inaudita gravità, perché dimostra l’assenza totale di pluralismo nella competizione elettorale. Inoltre va verificata la presenza di possibili elementi di condizionamento mafioso sulle elezioni».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







