Garigliano, ancora misteri
NUCLEARE.Una visita del presidente della Provincia di Caserta Zinzi non fuga i dubbi degli ecologisti.
Martedì scorso l’ex centrale nucleare del Garigliano è stata oggetto di un sopralluogo da parte del Presidente della Provincia di Caserta Domenico Zinzi, una visita atta a valutare l’adeguatezza e la conformità dei lavori di recupero strutturale dell’impianto, un’opera di cui Zinzi si è dichiarato entusiasta. Meno entusiasti gli oppositori del nucleare sul territorio, che oltre ad incrociare preoccupazioni di diverso tipo denunciano la scarsa limpidezza con cui la Sogin ha trattato le dichiarazioni sulla sicurezza del processo di decommissioning della struttura, oltre ai piani per lo storaggio a lungo termine delle scorie radioattive.
Le polemiche partono da molti anni orsono, ma oggi secondo il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli diventano accuse mirate: la Sogin starebbe mentendo sull’intenzione di trasformare il sito in un progetto di deposito su scala nazionale, deputato all’immagazzinamento di una quantità pantagruelica di rifiuti radioattivi, un carico inimmaginabile per garantire la sicurezza di una zona che già sconta le conseguenze di alcuni incidenti incorsi nel ventennio dagli anni ‘60 agli anni ‘80.
Il problema sarebbe l’instabilità idrogeologica del territorio, come nel caso della contaminazione delle falde acquifere che vent’anni fa avvelenò un gran numero di specie animali che va da Sessa Aurunca, a Castelforte e a Minturno. I gangli della polemica sono rimasti esasperati da quando nel febbraio scorso la Sogin ha negato la visita del complesso al comitato scientifico della Federazione dei Verdi della Campania, un atto che il presidente nazionale del Sole che ride Angelo Bonelli non esitò a targare come «fascista».
I toni vengono stemperati da Zinzi che, dopo un sopralluogo, rassicura sull’attività della Sogin: «è stata una visita molto utile, in quanto ha contribuito a fare chiarezza su alcuni punti di grande importanza. La conformazione idrogeomorfologica e l’estensione del sito del Garigliano non rendono possibile né l’installazione di un nuovo impianto nucleare né la collocazione del deposito nazionale». La centrale del Garigliano diventerà, a detta di Zinzi, un laboratorio di ricerca. Tutti felici e contenti o quasi: ma i critici non ci stanno o, come specifica Borrelli, non si fidano affatto.
«Sul deposito nazionale di scorie nucleari la Sogin ha dimenticato di riferire al Presidente della Provincia - interviene il commissario regionale dei Verdi - che il nuovo sito per contenere i rifiuti presenti nella centrale è di quasi 10 volte più grande di quello dove sono attualmente depositate ed i lavori saranno completati nel 2011. In più dal 1981, anno di chiusura della centrale dopo l’ennesimo incidente, lo smantellamento non è ancora avvenuto e la Sogin aveva comunicato, nel primo cronoprogramma, che si sarebbe completato nel 2016. Oggi invece apprendiamo che la data è stata già spostata senza spiegazioni al 2019».
Solo il tempo darà conferma agli allarmi sulla piccola Chernobyl del Garigliano. L’unica rassicurazione potrebbe essere la quota che il governo spende ogni anno per le ex centrali dismesse: 500 milioni di euro; una quota che non sufficiente né per sopire l’allarmismo né per prevenire rischi seri alla sicurezza ambientale.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






