I nuovi fratelli d'Italia

Federico Raponi
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DOC. Claudio Giovannesi racconta il suo ultimo documentario. Un viaggio in un istituto superiore di Ostia alla scoperta dei figli dei migranti, ricchezza
per il nostro Paese.

Italiani di seconda generazione, a scuola. Tre figli di migranti (su uno di loro il regista, Claudio Giovannesi, aveva già girato Welcome Bucarest) sono i protagonisti del documentario Fratelli d’Italia, in uscita il 7 Maggio. «L’istituto tecnico - ci dice Giovannesi - è il Toscanelli di Ostia, che ha una ricchezza multiculturale, il 20 per cento circa di studenti sono non-italiani. Li ho incontrati uno ad uno, scegliendo le storie di un rumeno, un egiziano, una bielorussa anche in base ai loro conflitti, soprattutto perché attraverso di essi è più facile raccontare l’identità e l’adolescenza». 
 
Infatti i momenti più forti sono proprio quelli del confronto, in particolare con gli adulti...
Gli insegnanti, poverini, dovrebbero avere a disposizione degli strumenti in più. L’integrazione non deve essere solo quella degli stranieri che arrivano, ma soprattutto la nostra, che vuol dire una disposizione d’animo, una curiosità. 
 
In tal senso, studenti e genitori dimostrano apertura nei confronti di compagni di classe di altre etnie...
A Ostia, Tor di Valle e Quadraro, dove ho girato, c’è ospitalità. Nel film, l’egiziano con fidanzata italiana si frequentano a casa dei genitori di lei, a un livello privo di pregiudizi. 
 
Qual è stato l’atteggiamento dell’istituto verso il suo lavoro?
Di ampia generosità. Io ho anche insegnato lì per un anno, nel progetto Educinema rivolto alle scuole di periferia. Gli insegnanti che hanno scelto di partecipare al film hanno mostrato anche i lati più difficili del loro mestiere, perché in quelle classi spesso ci sono situazioni dure da gestire; ciò nonostante non si sono tirati indietro. 
 
Alla presentazione al Festival di Roma, i tre ragazzi si sono rivisti anche in maniera critica rispetto a determinati comportamenti, specificando che facevano parte di una fase della loro vita...
Avevo chiesto che non fossero coinvolti nel dibattito, perché nel film ogni tanto si espongono a qualcosa di grosso. Non volevo che qualcuno chiedesse spiegazioni a loro, ma a me che ho raccontato. Invece, una domanda del pubblico li ha invitati ad intervenire ed è stato molto emozionante. C’è un momento di crescita nel rivedersi, in quanto rappresenta uno specchio e allo stesso tempo un punto di vista esterno; quindi ha pure un valore pedagogico, nel senso che i ragazzi hanno compreso anche i momenti più amorali e violenti, mostrati perché il mio documentario non vuole essere politicamente corretto.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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