I sudamericani all’Europa: «Rimuovete le barriere»

Susan Dabbous

SUMMIT. Zapatero ospita il vertice Ue - America Latina - Caraibi a Madrid. Presenti i leader di 60 Paesi dei due continenti. Presto un accordo di libero scambio con Mercosur in funzione anticinese, Francia contraria.

Dimagrito, sorridente e repentinamente invecchiato. Così è apparso il premier spagnolo José Luis Zapatero, ieri, durante il vertice Ue - America Latina - Caraibi ancora in corso a Madrid, a cui  hanno partecipato i leader di 60 Paesi dei due continenti. Un appuntamento attesissimo in cui la Spagna, che da gennaio ha assunto la presidenza del semestre europeo, contava di dimostrare al mondo intero il suo ruolo strategico nel rilancio dei rapporti commerciali tra Vecchio e Nuovo continente.
 
Il premier spagnolo, quindi, è riuscito a dribblare la stampa nazionale, che lo incalzava sulla riforma del lavoro e quella delle pensioni, dimostrando che il summit da lui orchestrato è stato un gran successo. A dimostrarlo le presenze eccellenti (protagonisti assoluti: il presidente brasiliano Ignacio Lula e quello argentino Cristina Fernández de Kirchner, assenti invece Hugo Chavez e Raul Castro) e la pioggia di accordi multilaterali stretti ieri, la giornata più importante del vertice. I lavori si sono aperti con l’annuncio della conclusione dei negoziati fra i Ventisette e i Paesi dell’America Centrale su un accordo di libero scambio che sarà formalizzato oggi.
 
Dure parole dai Paesi latinoamericani sono giunte poi contro la chiusura delle frontiere europee agli emigrati sudamericani. Ma al centro della giornata ci sono stati i negoziati per un accordo di libero scambio fra Ue e Mercosur, il blocco di cui fanno parte: Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile. Zapatero ha invitato Europa e America Latina a essere «soci globali, per fare fronte alle sfide globali» ovvero crisi economica e concorrenza sleale cinese.
 
Non mancano, però, le voci fuori dal coro. La Francia capeggia una decina di Paesi europei che non vogliono aprire a Mercosur. Quest’ultimo rappresenta il quinto mercato del globo; nei suoi Paesi, infatti, si producono il 20 per cento della carne vaccina e il 35 per cento dei cereali mondiali. «Il protezionismo non è solo quello delle dogane» ha tuonato la  Kirchner facendo riferimento alle politiche comunitarie di incentivazione dei prodotti agricoli degli Stati membri. La “presidenta”, poi, approfittando del palcoscenico europeo, ha chiesto al nuovo governo britannico la riapertura dei negoziati sulla sovranità delle isole Falkland, ma la richiesta è rimasta disattesa.
 
Intanto l’Italia non ha ancora chiarito la sua posizione sull’accordo, rimandato al mese prossimo, che presto costituirà un’associazione di libero scambio tra Europa e Mercosur. «È chiaro che in un momento di crisi non possiamo abbandonare i nostri produttori», ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini. Il nostro Paese non fa parte, per il momento, del club francese. Parigi, infatti, si era anche opposta alla quota di 60mila tonnellate annuali di importazione di carne prevista dall’accordo (i sudamericani ne chiedevano 300mila).
 
Per convincere gli Stati recalcitranti sono stati previsti meccanismi di compensazione nell’ambito dell’organizzazione mondiale del commercio.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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