I vampiri su L’Aquila
TERREMOTO. Arriva "Draquila", il nuovo documentario di Sabina Guzzanti che indaga sulla ricostruzione in Abruzzo tra insediamenti nati in luoghi vietati e un Piano casa sospetto presentato 4 giorni dopo il sisma.
Un vampiro volteggia sul Belpaese. La tesi di fondo di Draquila - L’Italia che trema, documentario di Sabina Guzzanti appena uscito al cinema, è che la gestione del dopo-terremoto abruzzese sia stato un laboratorio, con un piano case presentato 4 giorni dopo le scosse e la costruzione di insediamenti in luoghi vietati e intorno a centri commerciali.
«Quasi tutti in terreni agricoli, e soprattutto - spiega la regista - per una scelta fatta in un tempo brevissimo, senza nessuna valutazione d’impatto ambientale, senza consultare nessun urbanista. La necessità governativa di una gigantesca operazione di propaganda ha dato luogo a un disastro, sono nati 19 quartieri in mezzo alla campagna, con case costosissime e senza una facilitazione economica.
A fronte di un G8 costato 185 milioni di euro, con abnormi voci di spesa per accessori...
Dopo che ne erano già stati spesi 327 per La Maddalena, quindi costato in tutto 500, come ben riportato da l’Espresso.
Draquila tocca un punto chiave: l’equiparazione tra emergenza e grande evento, la quale comporta un commissario straordinario con deroga alle regole e una Protezione Civile che gli affaristi vorrebbero trasformata in S.p.A....
Il progetto, poi fermato dagli scandali, riguarda anche i Beni Culturali e la Difesa. Bisogna rendersi conto della gravità e della possibile irreversibilità di quello che sta accadendo. è il momento di discutere, organizzarsi, contrastare.
Il documentario testimonia anche un rigido controllo delle tendopoli, dove vige divieto di critica, ma anche la resistenza del professor Raffaele Colapietra, rimasto a vivere in una città fantasma.
Però quanto conta il gesto di una persona! Ha un valore simbolico importantissimo, di esempio, di possibilità di vivere in un altro modo. Alla proiezione di presentazione a Piazza Duomo - dove il film è stato approvato con grande emozione - c’erano più di mille persone, quando è apparso Colapietra c’è stata un’enorme acclamazione e, ogni tre parole che diceva, applausi a scena aperta.
Dall’autorganizzazione della gente comune vengono segnali propositivi?
L’esperienza del “popolo delle carriole” è stata molto importante - anche repressa violentemente, con sequestro delle carriole e denunce - però poi la protesta qualcuno deve raccoglierla, altrimenti non si arriva da nessuna parte. Dal basso può venire un sostegno per ricostruire il centro storico, ad esempio ci sono 230 impiegati alla Sovrintendenza - esclusi da tutti i lavori di ristrutturazione e restauro gestiti con il sistema del commissariamento - che sicuramente hanno proposte concrete e praticabili.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







