Ideologie del passato

Ermete Realacci (deputato, responsabile green economy Partito democratico)

NUCLEARE. Dispiace dover assistere, quando si parla di nucleare, ad un eterno dibattito che ci riporta indietro nel tempo. L’appello che è stato presentato al segretario del Pd Bersani da alcuni esponenti del mondo scientifico è figlio di ideologie del passato.

Dispiace dover assistere, quando si parla di nucleare, ad un eterno dibattito che ci riporta indietro nel tempo. L’appello che è stato presentato al segretario del Pd Bersani da alcuni esponenti del mondo scientifico è figlio di ideologie del passato. Non c’è nessun atteggiamento antiscientifico dietro la contrarietà del Pd al piano nucleare, ma una valutazione su quali sono le sfide del presente e le opportunità del futuro. Va bene non essere fuori dalla ricerca sulla quarta generazione, ma il nucleare con la tecnologia attuale presenta gravi problemi aperti e non è certo conveniente dal punto di vista economico.
 
A meno che i conti del nucleare del Governo Berlusconi non siano come quelli dichiarati sull’acquisto della casa di Scajola al Colosseo: si reggono solo con la truffa e con l’inganno. Si mente agli italiani anche quando si afferma che con il nucleare ci sarà un risparmio fino al 50% sulle bollette elettriche delle imprese e delle famiglie, perché è vero esattamente il contrario: senza un forte sostegno pubblico l’attuale nucleare non è competitivo e i costi ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani, che già oggi ogni anno pagano 400 milioni di euro sulle bollette elettriche per smaltire le scorie del vecchio nucleare.
 
I cittadini hanno bisogno di trasparenza e di scelte che badino ai loro interessi perché soprattutto in un momento di crisi è necessario puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono più competitiva l’economia e l’aumento occupazionale. Per il nostro paese questo vuol dire puntare sul risparmio e l’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli orientato su base ambientale.
 
Ad esempio andrebbe perseguita con più decisione la strada tracciata dall’introduzione del credito di imposta del 55% per la riqualificazione energetica nell’edilizia e che ora andrebbe esteso, come chiedono anche le Regioni, agli adeguamenti antisismici, una strada che ha già permesso il risparmio nei primi due anni di applicazione di 2.500 kWh di energia elettrica ed è stato un sostegno concreto a un settore in difficoltà, spingendo nella strada dell’innovazione e della qualità.
 
Oppure basti pensare agli obiettivi di risparmio già raggiunti dalle nostre filiere di riciclaggio e recupero materiali: circa 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno che possono ragionevolmente arrivare a 20 in pochi anni. E su questa strada l’Italia ha molto da dire se non viene paralizzata da ingombranti feticci.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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