Igloo, la sinfonia di Anzovino
GIRADISCHI. Terza prova per il giovane compositore che sempre più va affinando e definendo il proprio linguaggio, sempre pronto a esplorare jazz, classica, temi popolari, grande musica da film e opera.
Compositore tra i più innovativi, Remo Anzovino, già da giovanissimo (classe 1976) si confronta con la musica per il grande schermo. Ha musicato i maggiori capolavori del cinema muto su commissione di importanti cineteche, da Lulù di Pabst al Nosferatu di Murnau, dal Gabinetto del dottor Caligaris a Nanuk l’eschimese, leggendario documentario girato nel 1922 da Robert J. Flaherty.
E proprio sulle note scritte per Nanuk, a quattro anni di distanza dal primo album (Dispari) e a due dal secondo (Tabù), Anzovino torna a confrontarsi con la sua stessa musica per realizzare il suo personale sogno: abbattere gli steccati e fondere una moderna sinfonia con una serie di duetti contemporanei, basati sulle diverse tracce della sinfonia stessa. Ne nasce un viaggio in musica del tutto inedito nel panorama discografico: Igloo, terza prova di un compositore che sempre più va affinando e definendo il proprio linguaggio, sempre pronto a esplorare jazz, musica classica, temi popolari, grande musica da film e opera. Igloo si impone all’ascolto come una moderna sinfonia, dal sapore fortemente cinematografico ed evocativo.
Un susseguirsi di musiche dove ai movimenti sinfonici codificati - affidati a una orchestra di oltre quaranta elementi - fanno da contrappunto i duetti fra il piano di Anzovino e la batteria di Franz Di Cioccio, il clarinetto di Gabriele Mirabassi, Enzo Pietropaoli al contrabbaso, la chitarra di Bebo Ferra, il sassofono di Franco Bearzatti e la tromba di Luca Aquino.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







