Il Colle bacchetta Alfano
CARCERE. Il presidente Napolitano interviene durante l’anniversario della Polizia penitenziaria: «Ineludibili gli interventi per il superamento delle criticità». E il governo ripropone la soluzione del “Piano edilizio”.
Quasi duecento anni di servizio penitenziario, e gli agenti italiani mostrano esplicito disappunto per le condizioni di estrema difficoltà in cui sono costretti a lavorare. In sottorganico loro, sovraffollate come mai nella storia della Repubblica le celle su cui devono vigilare. Al punto che, in una lettera inviata al capo dell’amministrazione penitenziaria Franco Ionta per le celebrazioni del 193esimo anniversario svolte ieri nella Capitale, il presidente Napolitano ha invitato governo e parlamento «all’ineludibile attuazione di interventi normativi e organizzativi per il superamento delle molte criticità» che affliggono gli istituti di pena italiani.
Chiamato in causa dalla più alta istituzione, il Guardasigilli però è tornato a proporre il fantomatico “Piano straordinario per l’edilizia penitenziaria”. «Dopo l’approvazione del comitato di sorveglianza potremmo immediatamente partire», ha rassicurato il ministro, esattamente a sedici mesi di distanza dal primo annuncio. Del piano carceri, infatti, con i suoi 20mila posti letto in più tra padiglioni e nuove strutture da costruire ex novo, si è iniziato a parlare a gennaio dello scorso anno. Da allora, alternative come il decreto presto denominato “svuota carceri” varato martedì scorso dal Consiglio dei ministri hanno implicitamente dimostrato come, non solo per i lunghi tempi di attuazione, servono interventi di diversa natura.
Ma anche l’amministrazione penitenziaria, a riguardo, è tornata a insistere sulla realizzazione di nuovi istituti di pena. «Un punto ineludibile per garantire il rispetto del principio di realizzazione della pena», per il capo del Dap, Franco Ionta, intervenuto alla Festa del corpo di polizia. Salvo poi ammettere che, certo, servirebbero nuove unità di personale per garantirvi la sicurezza. Sono duemila le assunzioni promesse, ritenute però insufficienti dai sindacati di polizia, Sappe e Osapp. Che ieri hanno ringraziato il presidente della Repubblica per «le parole di stima e di gratitudine rivolte alle donne e agli uomini della polizia penitenziaria».
Sono costretti a fronteggiare, ha ricordato Napolitano, «le situazioni di disagio, sofferenza e grave rischio che la realtà del carcere comporta; anche quando - come oggi accade - le carenze di organico e il continuo aumento della popolazione detenuta rendono più complesso l’esercizio dei compiti istituzionali». Servono, insomma, «interventi concreti» ad argine della difficile gestione di molti istituti.
Da due giorni nel carcere bolognese della Dozza i detenuti sono in agitazione: battono le stoviglie contro grate e sbarre. Il rumore assordante vale a «protestare contro il sovraffollamento e sollecitare l’adozione di misure deflattive», ha raccontato il segretario della Uilpa penitenziari Eugenio Sarno, non nascondendo il timore che «la protesta possa ripetersi ed estendersi in altri istituti». Perché se a Bologna sono ristretti in 1150 contro una capienza massima di 502, questa situazione di sovraffollamento non trova eccezioni sul territorio.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







