Il volto buono della Londra multietnica che fa paura
INGHILTERRA. A colloquio con Mona Siddiqui, direttrice del Center for the study of Islam. Pregiudizi e tensioni sociali, nel segreto delle urne ha pesato anche l’insofferenza degli inglesi verso l’immigrazione.
ll nuovo primo ministro della Gran Bretagna un problema ce l’ha già: l’immigrazione. Dopo decenni di manica larga oggi sembrerebbe giunto il momento di chiudere le frontiere, almeno questo è il parere del popolo inglese, crucciato per la crisi economica e la disoccupazione. Stando ai dati ufficiali dell’Office for national statistics, la popolazione musulmana, ad esempio, è cresciuta, in quattro anni, di 500mila persone, passando da 1.870.000 del 2004 ai 2.400.000 del 2008.
Sempre secondo l’Ons i piccoli islamici nel Regno Unito affollano le aule scolastiche con un ritmo dieci volte superiore rispetto alle altre religioni, e nello stesso periodo il numero dei cristiani si è ridotto di 2 milioni di persone. La professoressa Mona Siddiqui lavora da molti anni al dialogo interreligioso, dirige il Center for the study of Islam dell’università di Glasgow ed è ospite abituale della Bbc come commentatore. A lei chiediamo, in qualità di musulmana pachistana oltre che di studiosa, come si inserisce la religione musulmana nel contesto socioculturale inglese.
Professoressa Siddiqui, la Gran Bretagna ha aperto già da diversi anni ai tribunali islamici dove si risolvono contenziosi in base alla sharia. Perché cittadini che vivono in un Paese occidentale sentono l’esigenza di applicare le proprie leggi?
Innanzitutto occorre chiarire il termine sharia, si tratta di una delle parole più abusate e incomprese, quando si fa riferimento all’Islam. La sharia rappresenta l’insieme di regole presenti nel Corano che riguardano tante cose: il modo in cui si vive, si mangia, ci si sposa, si gestiscono i propri risparmi o le relazioni sociali. Anche gli ebrei hanno delle regole molto precise per il loro stile di vita. Il Regno Unito non ha alcun problema a riconoscere queste consuetudini, il problema sopraggiunge quando si invade il campo della legge ordinaria o dei diritti umani. In realtà si tratta di un falso problema, perché la sharia non è un’imposizione ma più un dettame etico, non è qualcosa di fisso bensì una scelta consapevole.
Perché negli ultimi venti anni è aumentato considerevolmente il fondamentalismo religioso nei Paesi musulmani?
Non direi che è aumentato il fondamentalismo in generale, piuttosto si sono venuti a costituire diversi tipi di fondamentalismo. È indubbio che stiamo assistendo a un aumento delle azioni dei gruppi armati e militanti, ma non credo che sia possibile trovare una facile risposta alle ragioni perché questo sia accaduto. Sinceramente non so perché questo stia accadendo, non credo alle facili risposte, ma di una cosa sono certa: se riduciamo tutto alla religione non ci potremmo mai avvicinare alla risoluzione del problema.
Chi governa guarda con preoccupazione anche ai gruppi integralisti che dilagano nelle periferie di grandi metropoli come Londra.
Anche in questo caso io invito sempre a osservare che alla base delle grandi semplificazioni, integralisti, non integralisti, si annidano grandi equivoci. A volte ci sono emarginati che vengono bollati come fanatici religiosi, terroristi, quando in realtà non sono neanche musulmani. Troppo spesso chi ci governa non ha interesse a entrare nel merito della questione, e anche la comunicazione tra politici e periferie è molto difficile.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







