Incidente Cheonan, cresce la tensione tra Nord e Sud

Paolo Tosatti
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ASIA. Un team di investigatori di Seul ha presentato un dossier che accusa Pyongyang di aver affondato la corvetta. Scambio di accuse e minacce reciproche tra le due Coree. Per la gioia degli Stati Uniti.

Seul ormai non ha più dubbi. Ad affondare le corvetta Cheonan, colata a picco lo scorso 26 marzo insieme a 46 uomini dell’equipaggio, è stato un siluro nordcoreano. Il dossier presentato ieri dal pool di esperti sudcoreani e internazionali chiamati a investigare sul più grave incidente dello storia delle Marina della Corea del Sud, secondo gli addetti ai lavori non lascia alcuno spazio alle perplessità e inchioda Pyongyang senza possibilità di appello.
 
«Tutte le evidenze portano alla conclusione che lo scafo della nave è stato colpito da una torpedine lanciata da un sottomarino nordcoreano», ha dichiarato il professor Yoon Duk-yong, a capo del team di investigazione, durante una conferenza stampa trasmessa in televisione. Numerosi dettagli tecnici rivelati dagli esperti conforterebbero questa analisi.
 

Il siluro che ha colpito la corvetta sarebbe un modello autoguidato chiamato Cht-02D, del quale sarebbero stati rinvenute alcune parti recanti un numero di serie e una scritta in coreano. Il modello sarebbe identico a quello di un’altra torpedine nordcoreana trovata sul fondo del mare sette anni fa da una nave del Sud. L’ipotesi avanzata è che il proiettile esplosivo sia stato lanciato da un sottomarino classe Yeono. Secondo gli inquirenti le prove raccolte mostrerebbero infatti che due giorni prima dell’incidente alcuni sommergibili di Pyongyang avrebbero lasciato la base navale per farvi poi ritorno 48 ore dopo l’affondamento della nave di Seul. L’effetto del dossier presentato dal team di investigazione sui fragili equilibri diplomatici della penisola coreana è stato immediato e dirompente.
 
Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak si è impegnato ad attuare «misure rigorose» nei confronti della Corea del Nord, che ha reagito minacciando a sua volta di ricorrere alla «guerra aperta» in caso di azioni ostili o di sanzioni. La Commissione di difesa nazionale di Pyongyang, guidata dal leader Kim Jong-Il, ha rilasciato un comunicato in cui definisce i risultati dell’inchiesta sulla corvetta Chonan una «pura invenzione». Anche gli Usa, storici alleati del Sud, hanno condannato l’affondamento, bollandolo come «un atto di aggressione». Il presunto attacco sarà uno dei temi che verranno affrontati da Hillary Clinton durante la sua missione diplomatica in Oriente: il segretario di Stato Usa arriva oggi a Tokyo per poi spostarsi a Shanghai, Pechino e Seul, in un viaggio che ha il duplice scopo di rinsaldare i legami con gli alleati giapponese e sudcoreano e sondare le intenzioni del rivale cinese.

 

Intervenendo sulla questione il Paese della Grande Muraglia ha definito «deplorevole» l’accaduto, senza tuttavia spingersi a condannare apertamente l’alleato nordcoreano. «Una reazione prevedibile, specie dopo che l’unione tra i due vicini è stata rimarcata dal recente viaggio del presidente Kim Jong-Il nella capitale cinese», sostiene Maurizio Riotto, coreanista, docente di Lingua e Letteratura della Corea all’Orientale di Napoli.
 
«La risposta al dossier presentato da Seul è stata di immediata condanna non solo da parte degli Usa, ma anche del Giappone e dell’Onu. Ci sono però alcuni elementi della vicenda che suscitano perplessità. È strano ad esempio che nessun radar abbia intercettato un eventuale sottomarino nordcoreano vicino alla Cheonan. E non si capisce che interesse avrebbe Pyongyang a muovere un attacco del genere contro Seul, che gode dell’appoggio di Tokyo e di Washington. Piuttosto, non si deve scordare che in realtà sono molti i Paesi interessati a mantenere alta la tensione tra le due Coree. Stati Uniti in testa, visto che lo scontro sul 38esimo parallelo giustifica la loro presenza in quel tratto di mare e in quel quadrante strategico. In queste circostanze prima di giungere a qualunque conclusione è meglio usare la massima prudenza».   

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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