India, disastro sui binari. La rivendicazione dei maoisti
ASIA. Il treno, diretto a Mumbai, è uscito dai binari e si è scontrato con un convoglio merci. Almeno 80 morti. Rinvenuti nella zona manifesti dei ribelli che chiedono il ritiro immediato delle forze di sicurezza dalla regione.
Avevano promesso «una settimana nera» a partire da ieri e hanno fatto in modo che iniziasse nel modo più tetro possibile. I guerriglieri maoisti indiani del Bengala Occidentale sono tornati a colpire con un attentato che ha causato decine di morti e centinaia di feriti, nell’ennesimo capitolo di quella lotta che dagli anni Sessanta li vede contrapposti alle autorità locali e centrali del Paese. All’1:30 del mattino, ora locale, il Howrah-Kurla Lokmanya Tilak Gyaneshwari super deluxe express, diretto da Calcutta a Mumbai, è deragliato, scontrandosi con un treno merci che giungeva in direzione opposta.
Nello schianto hanno perso la vita decine di persone, mentre il numero dei feriti ha raggiunto le tre cifre. I soccorsi hanno impiegato ore a estrarre i corpi dei passeggeri dalle lamiere: un primo bilancio delle vittime parla di almeno 80 decessi e 200 contusi in modo più o meno grave. La polizia sta ancora indagando sull’esatta dinamica del deragliamento, che ha coinvolto 13 vagoni del convoglio: secondo una prima ricostruzione a causarlo sarebbe stata la rimozione di un tratto dei binari lungo il percorso tra le stazioni di Khemasoli e Sardina, nella zona di Jhargram, distante 135 chilometri da Calcutta e nota per essere una roccaforte dei ribelli.
Il ministro delle Ferrovie Mamata Banerjee ha però parlato anche di un’esplosione udita dal macchinista pochi istanti prima che il treno uscisse dalle rotaie. I maoisti, noti anche con il nome di Naxaliti (dal villaggio di Naxalbari, nel Bengala Occidentale, dove ha avuto origine il loro movimento) hanno rivendicato l’attacco con due cartelloni rinvenuti dalle autorità sul luogo del disastro. «Chiediamo il ritiro immediato delle forze di sicurezza dalla regione e la fine delle atrocità commesse contro di noi. Le nostre richieste non sono negoziabili»: questa la scritta su uno dei manifesti.
Quello di ieri è il secondo attacco dei guerriglieri contro obiettivi civili in questo mese: il 17 maggio una bomba è esplosa su un pullman nel distretto di Dantewada, nello Stato di Chhattisgarh, uccidendo 36 persone, tra cui 12 agenti della polizia speciale. La recrudescenza delle violenze commesse dai naxaliti è collegata direttamente all’offensiva lanciata da Nuova Delhi contro il loro movimento, la cosiddetta “Green hunt”, Caccia verde, che ha preso il via alla fine dell’anno scorso su impulso del ministro dell’Interno Palaniappan Chidambaram, deciso a schiacciare una volta per tutte le forze ribelli.
Una decisione che ha riacceso in tutto il Paese il mai totalmente sopito dibattito sull’opportunità da parte del governo di seguire una strategia di scontro frontale con i maoisti. Sono infatti in molti a ritenere dannoso un simile approccio, in un Paese in cui i ribelli sono presenti, per stessa ammissione di Nuova Delhi, in oltre 220 dei 600 distretti dell’Unione, sostenuti dai contadini, dai gruppi tribali e dagli strati più disagiati della popolazione, da sempre favorevoli alla loro lotta contro le autorità centrali.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






