L’Alto Adige dice no all’inceneritore

Ylenia Sina

MOBILITAZIONE. Cinque associazioni ambientaliste diffidano le amministrazioni locali a costruire l’impianto.

Presentata una diffida al sindaco e al Presidente della Provincia di Bolzano per bloccare la costruzioni del nuovo inceneritore. Questo l’ultimo atto, depositato lo scorso 12 maggio, da cinque associazioni ambientaliste, da quella cittadina Ambiente e Salute a Legambiente e Wwf locali, che ha seguito un appello pubblico per il riesame del Piano provinciale di gestione dei rifiuti, nel gennaio del 2008, e un esposto presso la Procura, nel settembre del 2009.
 
A preoccupare i cittadini è la situazione dell’area urbana di Bolzano, caratterizzata da un’altissima densità abitativa, dalla presenza di numerosi insediamenti produttivi, come un acciaieria e un inceneritore già esistente, che dovrebbe essere dismesso, da importanti strutture viarie, come l’autostrada A22, e di uno scalo aeroportuale. Oltre a tutte queste attività impattanti a livello ambientale, l’area urbana di Bolzano durante i periodi invernali presenta fenomeni di inversione termica che trattengono i fumi in basso e non permettono il ricambio di aria.
 
Tra i punti della diffida il mancato rispetto della direttiva 2008/98/Ce del parlamento europeo secondo cui l’obiettivo delle politiche in materia di rifiuti dovrebbe applicare una gerarchia nelle modalità di smaltimento mettendo al primo posto la prevenzione, il riutilizzo e il riciclaggio. «Disposizioni vincolanti - commentano - ignorate dalla Provincia di Bolzano che ha optato per l’incenerimento senza aver prima completamente esplorato possibilità di risultati più convenienti».
 
Cattiva gestione delle risorse pubbliche, mancato impiego nella Valutazione di impatto ambientale di una letteratura scientifica adeguata, rischio per la salute pubblica sono gli altri punti toccati dalla diffida. «Un provvedimento che vuole richiamare alle proprie responsabilità chi ha preso decisioni per la costruzione dell’inceneritore - dicono le associazioni - agendo in nome del bene comune. Siamo consapevoli che questa strada non porterà a una soluzione del problema rifiuti, ma anzi a ulteriori costi e danni per la salute delle persone».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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